Tre orfani ucraini restano in Valle Imagna: una vicenda straziante e piena di colpi di scena

Tra richieste di protezione internazionale e difficili addii, continua la storia dei giovani ucraini fuggiti dalla guerra dopo i rimpatri dalla Stella Mattutina

Un nuovo episodio ha segnato la vicenda degli orfani ucraini ospitati in Valle Imagna. Mercoledì scorso, dodici ragazzi avrebbero dovuto lasciare la Stella Mattutina, l’ex colonia della valle in località Rota d’Imagna, per fare ritorno in Ucraina. Tuttavia, tre di loro – due ragazze e un ragazzo – hanno deciso, in lacrime, di non partire, opponendosi al rimpatrio proprio all’ultimo momento.

Un episodio drammatico al cancello

La scena più toccante della giornata si è consumata davanti ai cancelli dell’ex colonia. Un ragazzino, disperato, si è aggrappato al cancello per impedire al pullman di partire, gridando al fratello: «Non partire!». Un’immagine che ha profondamente colpito gli educatori presenti e che evidenzia il dramma umano dietro ogni singola decisione di rimpatrio.

Il blocco del rimpatrio all’ultimo minuto

I tre ragazzi che hanno chiesto di rimanere in Italia non avevano inizialmente presentato domanda di protezione internazionale. Tuttavia, il giorno della partenza, i loro tutori italiani si sono mobilitati, riuscendo in extremis a fermare il rimpatrio con un intervento presso la questura di Bergamo. Grazie a questo sforzo, solo nove dei dodici ragazzi sono tornati in patria.

Il precedente di Ferragosto e l’attesa di una decisione

Non è il primo colpo di scena nella complessa vicenda dei centoventi orfani ucraini accolti a Bergamo nel marzo 2022. Già a Ferragosto, il Tribunale dei Minori aveva bloccato la partenza di 57 ragazzi che avrebbero dovuto lasciare l’Italia il 16 agosto. La decisione era stata rimandata per consentire la valutazione delle loro richieste di protezione internazionale.

Il 22 novembre scorso, un ulteriore sviluppo: la commissione territoriale di Brescia, dopo essersi consultata con l’Avvocatura distrettuale di Stato, ha prodotto un decreto che posticipa ogni decisione al 4 marzo 2026. Questa lunga attesa tiene sospese le sorti dei ragazzi, mentre i rimpatri continuano a essere decisi caso per caso.

Una situazione complessa e carica di emozioni

La vicenda di questi giovani, scappati da una guerra devastante, rappresenta una sfida tanto legale quanto umana. Il dramma vissuto da chi è rimasto e da chi è ripartito dimostra quanto sia delicato ogni aspetto della loro accoglienza e gestione.

Redazione

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