Ora è ufficiale: il recupero del Grand Hotel di San Pellegrino può partire. Dopo 60 giorni senza risposte, la Soprintendenza ai beni architettonici ha formalmente rinunciato al diritto di prelazione, aprendo così la strada alla Ekn Development, società californiana guidata da Ebbie Nakhjavani, vincitrice del bando indetto dal Comune.
La concessione comunale diventa operativa a tutti gli effetti, permettendo di avviare le fasi successive: progettazione esecutiva e poi l’inizio dei lavori, con l’obiettivo ambizioso di riaprire le porte dello storico hotel liberty tra il 2028 e il 2029. Una svolta attesa da decenni: l’albergo è chiuso dal 1979.
L’investimento previsto è di 64 milioni di euro, con un progetto che prevede la realizzazione di 118 camere di lusso, una spa di nuova generazione, piscine interne ed esterne, giardini, e una sala conferenze ricavata nel sottotetto. Un piano che punta a restituire centralità internazionale a San Pellegrino Terme, rilanciando l’immobile simbolo della cittadina e della Belle Époque italiana.
La proprietà dell’edificio resterà pubblica – nelle mani del Comune – ma la gestione sarà affidata alla Ekn per un periodo di 99 anni, con un canone annuo di 10mila euro. La società americana, già attiva nel settore con quattro hotel negli Stati Uniti e altri quattro in fase di sviluppo, collabora con catene alberghiere di fascia alta come Hilton e Marriott, ed è probabile che anche per il Grand Hotel venga scelta una gestione in linea con questi standard.
La rinuncia dello Stato era l’ultimo ostacolo amministrativo da superare. L’ipotesi che la Soprintendenza potesse intervenire in prima persona, subentrando all’operatore privato, era sempre apparsa remota, ma il termine dei 60 giorni previsti dalla normativa ha ora spazzato via ogni dubbio. L’atto notarile di presa d’atto della rinuncia chiude definitivamente il percorso autorizzativo.
Il recupero del Grand Hotel rappresenta un tassello chiave nella riqualificazione di San Pellegrino Terme, già avviata negli scorsi anni con il rilancio delle terme e della funicolare. Il ritorno alla vita di uno degli edifici più iconici della Val Brembana è destinato ad avere importanti ricadute economiche, turistiche e occupazionali sull’intero territorio.
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