Tenaris Dalmine, maxi premi ai dipendenti e nuovi investimenti: ma pesano energia, dazi e concorrenza sleale

Il colosso dell’acciaio chiude il 2024 con 1,5 miliardi di fatturato e premia i suoi oltre 2.000 lavoratori con bonus da 14 a 16 mila euro. Crescono progetti internazionali, ma il futuro è incerto su energia, dazi e concorrenza asiatica.

Nonostante un contesto internazionale sempre più instabile, Tenaris Dalmine archivia un altro anno con numeri da protagonista: 1,5 miliardi di euro di fatturato, un Ebitda da 248 milioni, investimenti per 84 milioni e una posizione finanziaria netta di 98 milioni. E soprattutto, un record nei premi ai dipendenti: oltre 16 mila euro per i quadri, 14 mila per gli operai.

Un risultato che premia i 2.107 lavoratori del sito bergamasco e che si conferma come uno degli elementi centrali nella strategia di fidelizzazione e attrazione di nuovi talenti, secondo quanto spiegato da Paolo Benzi, HR Senior Director: «Lavoriamo sulla formazione e sul reclutamento di giovani. Ogni anno assumiamo 60-70 nuovi profili».

Un contesto globale tra opportunità e incertezze

A disegnare la rotta è Michele Della Briotta, vicepresidente e amministratore delegato di Tenaris Dalmine. Pur riconoscendo che il 2024 non ha replicato il picco del 2023 (1,8 miliardi), l’AD sottolinea come la domanda globale di energia, in particolare per progetti legati a gas e idrocarburi, continui a trainare la crescita. Ma non senza preoccupazioni.

Tre i principali nodi critici evidenziati:

  • Il costo dell’energia in Italia e in Europa, definito ancora troppo elevato per competere con mercati extra UE.

  • La concorrenza sleale da parte dei Paesi extraeuropei, che non sono soggetti agli stessi costi ambientali e normativi. «Serve un sistema leale, non protezionista», ribadisce Della Briotta, facendo riferimento anche al CBAM e alla gestione del rottame.

  • L’incertezza sui dazi verso gli Stati Uniti, dove Tenaris attualmente paga il 25% per esportare.

Grandi commesse internazionali

Tenaris guarda comunque al futuro con fiducia. Progetti strategici in corso includono:

  • 35mila tonnellate di tubi per il Suriname, destinati a un impianto Total (valore 160-170 milioni di euro), con pipeline attiva dal 2026.

  • Shell Sparta nel Golfo del Messico, definito «rivoluzionario» e ad alta complessità esecutiva.

  • Giacimento di Sakarya in Turchia con Saipem, per l’estrazione di gas naturale.

  • Una commessa in India nel settore automotive per la produzione di componenti per airbag, forniti a Suzuki Maruti tramite FJM, passata da 2.000 a 25.000 tonnellate l’anno.

Innovazione e decarbonizzazione: tra realtà e pragmatismo

Tenaris Dalmine prosegue inoltre il piano di aggiornamento dello stabilimento locale. Dopo il potenziamento dell’acciaieria, focus su:

  • Controlli non distruttivi e ultrasuoni per aumentare la qualità dei prodotti.

  • Revamping della centrale termoelettrica con Siemens (10-12 milioni).

  • Linea 3.0 per tecnologia “dopeless” (10 milioni).

  • Manutenzione straordinaria del sito di Dalmine (20 milioni).

Sulla decarbonizzazione, Della Briotta mantiene un approccio cauto: “L’idrogeno è promettente ma oggi troppo costoso e poco disponibile. Puntiamo sul fotovoltaico e su soluzioni pragmatiche, non sulle mode”.

I numeri e le prospettive

Riccardo Brevi, Chief Financial Officer di Tenaris Europa, sottolinea come Dalmine abbia garantito la tenuta dei conti, mentre i siti di Arcore e Piombino hanno sofferto. «Chiudiamo con il terzo fatturato più alto in 20 anni e un Ebitda nella top five. Il 2025 è partito in linea con il 2024, ma il secondo semestre resta da decifrare. Gli investimenti previsti sono nell’ordine dei 30 milioni».

Nel frattempo, Dalmine rimane un punto di riferimento industriale, anche grazie a una politica di premi che raggiunge i massimi storici: 14.264 euro per gli operai, 16.139 euro per gli impiegati, 16.450 euro per i quadri.

Redazione

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