Dovrà stabilire se fosse capace di intendere e di volere e se rappresenti un pericolo per la collettività: sono i due quesiti a cui dovrà rispondere lo psichiatra Massimo Biza, nominato dal giudice Donatella Nava per redigere una perizia psichiatrica su S.P., 37enne originaria di San Benedetto del Tronto ma senza fissa dimora, arrestata lo scorso 20 maggio per aver tentato di strangolare una studentessa in pieno centro a Bergamo.
Un’aggressione improvvisa e brutale
Il fatto è accaduto il 19 maggio, in via Bonomelli, a poca distanza dalla stazione ferroviaria. Una studentessa universitaria di 22 anni stava camminando verso piazzale Marconi quando è stata sorpresa alle spalle dalla 37enne, che le ha avvolto il laccio del cappuccio della felpa al collo e ha iniziato a stringere con forza, impedendole di respirare o gridare.
La giovane, nel tentativo disperato di salvarsi, si è gettata in mezzo alla strada, attirando così l’attenzione degli automobilisti, che hanno chiamato immediatamente il 112. Nel frattempo, l’aggressora si era già allontanata, ma la squadra Volanti della questura, raccolta la descrizione dettagliata della donna, ha iniziato le ricerche.
La cattura e i precedenti
La 37enne è stata rintracciata poco dopo in via Angelo Maj, mentre cercava di nascondere il laccio utilizzato per l’aggressione. Accompagnata in questura, è emerso che solo tre giorni prima aveva assalito un’altra donna, spingendola giù dalla bicicletta e minacciandola con un paio di forbici. In quell’occasione, nonostante la denuncia, non era stata identificata.
“Volevo far provare ad altri il mio soffocamento”
Durante l’interrogatorio davanti al giudice, S.P. ha fornito dichiarazioni confuse e allarmanti. Ha detto di aver agito senza conoscere la vittima, con l’intento di farle “provare le stesse sensazioni che provo io, come se avessi un cappio al collo”. Una frase che ha fatto scattare l’allarme sulle sue condizioni psichiche, portando il magistrato a disporre la custodia cautelare in carcere e, contestualmente, una perizia psichiatrica.
La perizia: tempi e obiettivi
Nell’udienza del 27 maggio, il giudice ha ufficialmente affidato l’incarico al dottor Massimo Biza, che avrà due settimane di tempo per analizzare le condizioni mentali della donna. La sua relazione, attesa per il 10 giugno, dovrà stabilire se S.P. fosse in grado di intendere e volere al momento dell’aggressione e se sia socialmente pericolosa. In base a quanto emergerà, il tribunale deciderà quale percorso giudiziario e terapeutico intraprendere.
I reati contestati
Alla 37enne sono contestati i reati di lesioni aggravate dai futili motivi e dall’uso improprio di un’arma. L’episodio ha suscitato grande apprensione in città, non solo per la violenza improvvisa e gratuita, ma anche per l’apparente assenza di motivazioni razionali alla base del gesto.
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