La mobilità dolce è un obiettivo centrale nelle politiche urbanistiche di Bergamo, che punta da anni su mezzi ecologici e su una progressiva riduzione del traffico veicolare nel centro città. Tuttavia, l’assenza di una distinzione fisica tra le diverse modalità di spostamento sta generando criticità che coinvolgono direttamente l’organizzazione e la sicurezza degli spazi pubblici.
In diverse zone del capoluogo orobico – tra cui via XX Settembre, via Sant’Alessandro e via San Vigilio – la circolazione di pedoni, biciclette e monopattini avviene spesso sugli stessi tratti di strada, senza elementi strutturali o visivi in grado di separare le varie tipologie di utenti. Questo genera un uso simultaneo e sovrapposto delle superfici, dove l’unica regolazione reale resta il comportamento individuale.
L’assenza di piste ciclabili dedicate o cordoli di divisione rende questi tratti particolarmente problematici, soprattutto nei momenti di maggiore affluenza, quando l’alta densità di passaggio accentua i rischi di collisione o intralcio. A differenza di quanto accade in molte città europee, dove marciapiedi e percorsi ciclabili sono chiaramente differenziati, a Bergamo si assiste a una gestione unificata dello spazio urbano, senza una regolamentazione fisica che tuteli ciascuna categoria di utenti.
Questa impostazione, seppur coerente con una visione flessibile e inclusiva della mobilità urbana, mostra limiti significativi sotto il profilo della sicurezza. La mancanza di separazioni strutturali impedisce una lettura chiara dell’ambiente stradale, rendendo difficile per ciclisti, conducenti di monopattini e pedoni orientarsi e rispettare uno spazio definito.
Oltre al problema della convivenza tra mezzi e persone, emerge anche quello della velocità. Monopattini e biciclette, pur essendo mezzi leggeri, possono raggiungere velocità elevate, soprattutto in discesa. In vie strette o storiche come quelle che attraversano il centro e i quartieri collinari, le velocità non regolamentate amplificano i rischi, specie in assenza di barriere o di segnaletica orizzontale specifica.
Le soluzioni potrebbero partire da interventi minimi ma efficaci, come l’installazione di cordoli, bande colorate a terra, segnalazioni verticali più visibili e l’introduzione di zone a velocità ridotta, da applicare in modo mirato nelle aree più congestionate. Ulteriori misure potrebbero includere campagne di sensibilizzazione rivolte agli utenti della mobilità leggera e il rafforzamento dei controlli nelle fasce orarie più critiche.
Anche la gestione delle aree pedonali andrebbe rivista alla luce dell’uso crescente di mezzi elettrici in sharing, spesso utilizzati in maniera disordinata e parcheggiati senza criterio. Un approccio integrato tra regolamentazione e infrastruttura è ormai necessario per garantire una vera mobilità sostenibile, senza rinunciare alla sicurezza degli utenti più vulnerabili.
In un contesto urbano in continua trasformazione, Bergamo si trova di fronte alla sfida di armonizzare l’uso dello spazio pubblico per rispondere alla domanda crescente di mobilità alternativa. Farlo significa pianificare con attenzione, per evitare che l’obiettivo di sostenibilità si scontri con problemi di gestione e sicurezza quotidiana.
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