A Bergamo la trasformazione della viabilità urbana verso una maggiore diffusione delle Zone 30 prosegue secondo il programma stabilito dall’amministrazione comunale. Entro il 2027, infatti, il limite massimo di velocità fissato a 30 chilometri orari potrebbe riguardare circa 196 chilometri di strade, pari all’88% dell’intera rete cittadina.
Il progetto, avviato da Palafrizzoni nel settembre dello scorso anno, è entrato nella fase conclusiva e dovrebbe essere completato entro la fine del 2026 oppure nei primi mesi del 2027. L’obiettivo dichiarato è rendere più sicura la mobilità urbana, riducendo la velocità dei veicoli nelle aree maggiormente frequentate da pedoni e ciclisti.
Gli interventi già realizzati
La prima parte del piano ha coinvolto 13 nuove zone della città, interessando quartieri come Borgo Santa Caterina, Borgo Palazzo, Celadina, Malpensata e il centro cittadino. Complessivamente sono stati inclusi circa 21 chilometri di strade.
Nei prossimi mesi sono previsti ulteriori interventi su altri 18 tratti viari, che porteranno progressivamente all’estensione definitiva del provvedimento.
L’assessore alla Mobilità Marco Berlanda ha spiegato che la prima fase del piano è attualmente completata per circa il 60%. La segnaletica orizzontale risulta già installata, mentre quella verticale dovrebbe essere terminata entro settembre. I tempi hanno subito alcuni rallentamenti rispetto alle previsioni iniziali soprattutto a causa delle difficoltà legate alla fornitura dei cartelli stradali.
Il confronto dopo il caso Bologna
L’ampliamento delle Zone 30 a Bergamo arriva però in un momento in cui il tema è al centro del dibattito nazionale. A riaprire la discussione è stata la decisione del Tar dell’Emilia-Romagna, che ha giudicato illegittima l’introduzione generalizzata del limite dei 30 chilometri orari a Bologna.
Il precedente ha sollevato interrogativi anche sulla situazione bergamasca. L’avvocato Federico Carnazzi ha evidenziato come il Codice della strada preveda la possibilità di introdurre limiti inferiori rispetto a quelli ordinari in presenza di specifiche condizioni, caratteristiche delle strade o situazioni di rischio.
Secondo Carnazzi, alcune vie coinvolte dal piano cittadino potrebbero non presentare elementi sufficienti a giustificare una riduzione generalizzata della velocità. Da qui nascono i dubbi sulla legittimità del provvedimento e sulle eventuali sanzioni applicate agli automobilisti che non rispettassero il limite.
La posizione del Comune
L’amministrazione comunale respinge però il confronto diretto con il caso emiliano e sostiene che il percorso seguito a Bergamo sia stato differente.
L’assessore Berlanda ha spiegato che il Comune avrebbe proceduto attraverso un’analisi specifica delle singole aree, valutando ogni tratto stradale e fornendo motivazioni puntuali alla base delle decisioni adottate.
Secondo Palafrizzoni, quindi, le Zone 30 introdotte in città non sarebbero il risultato di un’applicazione indistinta del limite, ma di una pianificazione studiata in relazione alle caratteristiche dei quartieri e della viabilità.
Una nuova impostazione della mobilità urbana
Il progetto rappresenta una delle principali strategie dell’amministrazione per modificare gli spostamenti in città e aumentare il livello di sicurezza sulle strade. La riduzione della velocità viene considerata uno strumento per diminuire la gravità degli incidenti, migliorare la convivenza tra auto, biciclette e pedoni e rendere più vivibili gli spazi urbani.
Con il completamento del piano, quasi nove strade su dieci della rete comunale saranno interessate dal limite dei 30 chilometri orari, segnando un cambiamento significativo nella gestione della mobilità cittadina.
Resta però da capire se il dibattito sulla legittimità delle Zone 30, alimentato dalla vicenda di Bologna, produrrà nuovi sviluppi anche a livello locale.
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