Salute sul lavoro: da Bergamo l’allarme malattie professionali

A Bergamo il record di denunce a livello regionale: superiori anche alla vicina Brescia. La piaga delle malattie sul lavoro

morti sul lavoro

Bergamo al centro del problema: cifre e fatti

La provincia di Bergamo emerge come la prima in Lombardia per il numero di denunce di malattie professionali. Con oltre un quarto del totale regionale, questo dato mette in luce una problematica significativa. Secondo l’Inail, le denunce in Bergamasca hanno raggiunto le 777 nei primi nove mesi dell’anno corrente, prevedendo di superare le mille entro fine anno. Questa tendenza riflette un rientro ai livelli pre-Covid, dopo un calo durante la pandemia. Tra il 2018 e il 2022, Bergamo ha registrato 4.757 denunce di malattie professionali, evidenziando una costante preoccupazione per la salute dei lavoratori.

Il confronto con Brescia e l’analisi di genere

In confronto, la provincia di Brescia, simile a Bergamo sia demograficamente che produttivamente, ha registrato 3.449 denunce nel medesimo periodo, marcando una differenza notevole. Analizzando le denunce in termini di genere, emerge che il 68,6% delle 2.922 pratiche presentate riguarda gli uomini, con un’enfasi predominante sulle malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo.

Il rovescio della medaglia: diagnosi e rischio

La situazione a Bergamo rappresenta una doppia realtà: da un lato, c’è una maggiore capacità di denuncia e di diagnosi, grazie anche alla sorveglianza sanitaria introdotta negli anni, soprattutto nel settore edilizio. Dall’altro lato, però, la provincia rimane una delle più a rischio per esposizione a agenti cancerogeni, come l’amianto, con conseguenze ancora evidenti oggi.

L’impatto dell’età e le possibili soluzioni

L’invecchiamento della popolazione lavorativa e l’aumento dell’età pensionabile hanno un impatto diretto sull’incremento delle malattie professionali. La capacità lavorativa fisica di un individuo di 65 anni è significativamente inferiore a quella di uno di 25 anni, con una riduzione evidente dopo i 50. Per contenere questo fenomeno, è essenziale la progettazione di ambienti di lavoro adeguati e l’investimento in tecnologie che alleggeriscano il carico lavorativo, soprattutto in mansioni ripetitive e faticose.

Il ruolo dei sindacati e delle aziende

I sindacati sottolineano l’importanza di un lavoro di diagnosi accurato e costante per l’emersione del problema. Parallelamente, è fondamentale che le aziende considerino l’aumento della durata della vita lavorativa e investano in interventi organizzativi e in una sorveglianza sanitaria più efficace.

In conclusione, la situazione a Bergamo è un campanello d’allarme che richiede un’attenzione particolare sia da parte delle autorità sanitarie che delle aziende, per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Redazione

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