Nel 2023, la provincia di Bergamo si conferma tra le prime dieci in Italia per retribuzioni medie annue lorde nel settore privato, con 26.083 euro, una cifra che supera di circa 2.400 euro la media nazionale. Gli stipendi medi sono cresciuti del 3,2% rispetto al 2022, ma questi aumenti si sono rivelati insufficienti a coprire il costo della vita, aumentato del 4,9% nello stesso periodo. In termini reali, i lavoratori si trovano con meno risorse a disposizione nonostante buste paga più pesanti.
Bergamo tra le migliori, ma l’inflazione penalizza
Bergamo si posiziona al nono posto in Italia per retribuzioni medie. La classifica è guidata da Milano (34.343 euro), seguita da Monza (28.833 euro) e altre province lombarde come Lecco (26.767 euro) e Varese (26.059 euro). Tuttavia, l’aumento generalizzato dei prezzi ha ridotto la capacità di spesa dei lavoratori, mettendo in evidenza le difficoltà legate alla corsa inflazionistica.
Gli stipendi variano significativamente in base alla qualifica:
- Operai: 21.652 euro medi annui (+2,6% rispetto al 2022);
- Impiegati: 28.386 euro (+3,8%);
- Quadri: 72.059 euro (+3,1%);
- Dirigenti: 153.563 euro, con un lieve calo dello 0,5%.
Gli operai risultano i più penalizzati dall’inflazione, con aumenti più lenti rispetto alle categorie superiori.
Sindacati: priorità al recupero del potere d’acquisto
I sindacati sottolineano la necessità di misure strutturali per contrastare la perdita di potere d’acquisto. Marco Toscano, segretario della Cgil Bergamo, evidenzia come l’Italia non abbia visto un aumento reale dei salari negli ultimi trent’anni. Le sue principali preoccupazioni riguardano:
- L’estensione del lavoro povero;
- L’alto numero di contratti part-time imposti, soprattutto tra le donne;
- I costi crescenti per sanità, istruzione e welfare.
Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo, mette invece l’accento sulla necessità di una contrattazione integrativa aziendale più incisiva.
«Dove i contratti sono stati rinnovati, gli aumenti sono stati reali, ma spesso arrivano troppo tardi, quando l’inflazione è già diminuita.»
Tra le novità positive della Legge di bilancio 2024, Corna segnala la conferma del taglio del cuneo fiscale, che aumenta il netto percepito dai lavoratori. Tuttavia, rimangono problemi legati all’evasione fiscale e ai “contratti pirata” con condizioni svantaggiose per i dipendenti.
Un’Italia spaccata tra Nord e Sud
La geografia delle retribuzioni continua a evidenziare una netta differenza tra Nord e Sud. I sindacati chiedono benefici specifici per le regioni più care come la Lombardia, con misure mirate su affitti e welfare per sostenere il potere d’acquisto.
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