Aviaria H5N1: focolai in crescita e nuovi rischi per la salute umana

Esperti avvertono: attenzione agli allevamenti domestici e alle mutazioni del virus. La virologa Capua: "L'aviaria sta bussando alle porte dell'homo sapiens"

La diffusione del virus dell’aviaria H5N1 continua a destare preoccupazione. Secondo la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa, tra ottobre e dicembre 2024 in Italia sono stati registrati 31 focolai nei pollai domestici, concentrati principalmente nel nord del Paese. A questi si aggiungono circa 60 casi negli uccelli selvatici, uno dei quali nelle Marche. “Numeri in netta crescita rispetto agli anni precedenti”, ha commentato Villa, che ha invitato alla massima prudenza.

I rischi negli allevamenti domestici

Roberta Villa ha sottolineato come gli allevamenti intensivi siano un noto fattore di rischio per le infezioni, ma in questa fase l’attenzione deve concentrarsi anche sui pollai domestici. Gli animali lasciati all’aperto possono entrare in contatto con uccelli selvatici portatori del virus. Sintomi come tosse, secrezioni nasali, diarrea, colorazione violacea delle zampe o della cresta, letargia o morte improvvisa senza una causa chiara devono essere considerati segnali di allarme. “Se notate questi sintomi, non portate gli animali in casa per accudirli meglio: consultate subito un veterinario”, ha avvertito Villa.

La mutazione del virus e i nuovi casi umani

L’allarme sull’evoluzione del virus è stato rilanciato anche dalla virologa Ilaria Capua, che ha evidenziato come l’H5N1 abbia recentemente compiuto un significativo “salto di specie”. Oltre a infettare gli uccelli, il virus ha raggiunto i bovini, con il primo caso individuato in Texas. “Per i virologi, la grande sorpresa del 2024 è stata scoprire che i bovini hanno recettori compatibili con il virus”, ha spiegato Capua. Questo ha portato a centinaia di focolai tra i bovini, con implicazioni potenzialmente gravi per la salute pubblica.

Un caso preoccupante riguarda un 65enne della Louisiana, contagiato nel pollaio di casa. La situazione è ancora più allarmante considerando una lettera pubblicata sul New England Journal of Medicine, che documenta mutazioni nel virus che ne facilitano la replicazione nelle vie aeree umane. “È come se il virus stesse bussando alla porta dell’Homo sapiens”, ha dichiarato Capua.

La gravità dei sintomi nei casi umani

Un caso grave è stato registrato in una 13enne canadese, che ha contratto il virus dal clado D1.1, il ceppo più diffuso tra gli uccelli. Nonostante la giovane età e l’assenza di gravi fattori di rischio (eccetto obesità e una lieve storia di asma), la sua condizione è rapidamente peggiorata, richiedendo interventi medici estremi. Secondo Roberta Villa, questi trattamenti non potrebbero essere applicati su larga scala, il che evidenzia i rischi di una potenziale pandemia. I sintomi iniziali del virus nell’uomo includono congiuntivite e raffreddore, che nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente.

Numeri in aumento e l’appello alla cautela

In Italia, al momento, non sono stati segnalati casi di infezione tra i bovini, ma la crescita dei focolai tra uccelli selvatici e pollai domestici richiede attenzione. “Non c’è un allarme specifico, ma occorre cautela anche rispetto a uccelli, anatre e cigni”, ha concluso Villa. La prevenzione è fondamentale: evitare contatti diretti con animali infetti e monitorare costantemente le condizioni degli allevamenti può limitare la diffusione del virus.

Redazione

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