“Alle 6.30 un gruppo di ex carristi si mette in moto”
“Nel settembre del 1959 giunge alla stazione di Bergamo il carro armato, proveniente da Torino, da collocare in Rocca”. A raccontarlo è Francesco Lanorte , ingegnere residente in Città Alta che ha lavorato a lungo per l’Università e ora è in Comune, sul gruppo social “Sei di Bergamo se…”, riportando una delle pagine più curiose della storia recente bergamasca. Non si tratta solo del posizionamento di un monumento, ma di una vera impresa collettiva, fatta di operazioni complesse, scelte tecniche e un impegno civile che ha coinvolto tutta la comunità.
“Si era pensato di trainarlo con un altro mezzo…”
Il carro armato, destinato a diventare simbolo di memoria nel Parco della Rocca, arriva da Torino, ma il suo arrivo nella Città Alta si rivela fin da subito più complicato del previsto. Inizialmente, come spiega Lanorte, “si era pensato di far trainare il mezzo cingolato da un altro messo a disposizione dalla Brigata Meccanizzata Legnano, di sede alla Montelungo, ma poi il comando militare ritirò l’offerta”, a causa di valutazioni tecniche che ritenevano il rischio troppo alto: si temeva di danneggiare le antiche strutture architettoniche della zona.
“La ditta Gritti prende in carico il trasporto del carro armato”
A quel punto, il piano cambia radicalmente. “Si decise allora di ricorrere all’aiuto dell’impresa Gritti di Bergamo, specializzata in trasporto di cose pesanti”, si legge nel post. La responsabilità passa quindi a chi ha esperienza nel movimentare carichi eccezionali. La data è fissata: la domenica precedente l’inaugurazione del monumento, alle 6.30 del mattino, il convoglio parte dallo scalo merci della stazione di Bergamo.
A fianco degli operai della Gritti, anche un gruppo di ex carristi, tutti volontari e pronti a dare una mano. Il mezzo, trascinato da un potente trattore, riesce a procedere senza intoppi fino a via San Giacomo, ma è lì che “cominciarono le prime difficoltà”. Le strette vie della Città Alta mettono a dura prova l’equipaggio.
“Scardinato il cancello, il carro armato tra gli alberi”
“Solo dopo parecchie manovre il carro fu fatto arrivare ai piedi della scalinata d’ingresso della Rocca senza scalfire i muri delle case lungo la via”, continua Lanorte. L’ostacolo finale è la scalinata d’accesso al Parco della Rocca, che viene superata grazie a un verricello e all’intervento diretto degli uomini sul posto.
“Fu necessario scardinare il grande cancello d’ingresso”, ma alla fine, dopo quattro ore, il carro armato viene collocato “nel luogo predestinato a metà del viale principale del Parco: fra gli alberi, in un ambiente perennemente verde”. Così, in quella domenica del 1959, prende vita un nuovo simbolo della memoria militare bergamasca, ancora oggi visibile all’interno della Rocca di Sant’Eufemia.
Un simbolo ancora oggi sotto gli occhi di tutti
Il carro armato nella Rocca di Bergamo non è solo un monumento: è un racconto silenzioso, testimonianza della fatica e dell’orgoglio di chi ha voluto conservarne la memoria. Il racconto di Lanorte riporta alla luce un’impresa dimenticata, un momento in cui Bergamo si è fermata per accogliere un pezzo della sua storia, letteralmente trascinato tra le mura della Città Alta.

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