Una delle truffe digitali più diffuse degli ultimi mesi è quella dei finti figli, una tecnica che sfrutta i sentimenti e la fiducia tra familiari per estorcere denaro alle vittime. Il meccanismo è semplice ma efficace: il truffatore invia un messaggio fingendosi il figlio o la figlia dell’interlocutore, sostenendo di aver perso il telefono e i documenti. Chiede di salvare un nuovo numero e, poco dopo, presenta una richiesta urgente di denaro, spesso giustificata da un’emergenza.
Il messaggio inizia con una frase apparentemente innocua, come:
«Ciao papà/mamma, ho perso il telefono. Questo è il mio nuovo numero, per favore salvalo».
Da lì, la conversazione prosegue in modo empatico, con l’obiettivo di instaurare un clima di fiducia. Una volta convinta la vittima, il finto parente chiede un bonifico immediato su un conto indicato, spesso per cifre comprese tra 500 e 2.000 euro.
Il trucco sfrutta il panico e la preoccupazione, soprattutto nei confronti dei figli, e punta sulla rapidità con cui molti genitori reagiscono senza verificare la reale identità dell’interlocutore. Il truffatore può arrivare anche a fornire dettagli personali, spesso recuperati da profili social, per rendere il raggiro più credibile.
Come difendersi dalla truffa dei finti figli
Gli esperti di sicurezza informatica e le forze dell’ordine raccomandano alcuni semplici accorgimenti per evitare di cadere in queste trappole:
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Verificare sempre l’identità del mittente: basta una telefonata al numero originale del figlio o della figlia per accertarsi che non ci siano problemi reali.
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Non salvare numeri sconosciuti sulla base di un messaggio: prendersi qualche minuto per capire con chi si sta parlando può fare la differenza.
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Non inviare mai denaro a nominativi o IBAN sconosciuti, anche se la richiesta arriva da qualcuno che sembra familiare.
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Fare uno screenshot dell’intera conversazione, senza rispondere con informazioni sensibili o dati bancari.
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Segnalare subito l’accaduto alle autorità, recandosi alla stazione dei carabinieri o alla polizia postale con tutto il materiale raccolto.
Queste truffe, spesso gestite da gruppi organizzati, possono essere denunciate anche se non si è caduti nel tranello, contribuendo così a tracciare i tentativi e a rafforzare le indagini.
Negli ultimi mesi, numerosi casi simili sono stati registrati in diverse zone d’Italia, tanto da spingere le forze dell’ordine a organizzare incontri informativi per la cittadinanza. L’invito è a diffondere consapevolezza, soprattutto tra le persone più vulnerabili, come gli anziani o coloro meno avvezzi alla comunicazione digitale.
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