Le indagini sull’omicidio di Hassan Saber Qamer Ahmed Matried si concentrano ora sui rilievi scientifici e sulle testimonianze chiave. Giovedì 8 gennaio, i carabinieri del nucleo investigativo hanno effettuato un sopralluogo approfondito nell’abitazione di Nouri Hedhili, l’artigiano tunisino di 53 anni accusato dell’omicidio del 43enne egiziano, il cui corpo era stato ritrovato il 5 gennaio lungo la provinciale 25 a Taleggio, avvolto in alcune coperte.
Nel corso della giornata sono stati interrogati la moglie e le figlie dell’indagato, presenti in casa al momento dell’episodio, secondo quanto emerso finora dalle ricostruzioni. Le donne hanno dichiarato di non aver assistito a nulla e di non essersi accorte di quanto sarebbe accaduto nell’abitazione di via Appiano, nel centro di Verdellino. Altri interrogatori hanno coinvolto soggetti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza tra Verdellino e la Val Taleggio, nonché persone indicate direttamente da Hedhili nei precedenti colloqui investigativi.
L’indagato, invece, ha scelto di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Michele Martino Ravelli, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il gip ha comunque convalidato il fermo, confermando le accuse nei confronti dell’uomo, che resta in carcere.
Nel frattempo, l’abitazione dove si sarebbe consumato il delitto è stata sequestrata penalmente. Nella serata dell’8 gennaio, dalle 19:40 alle 20:40, si è svolto un sopralluogo tecnico con utilizzo del luminol, alla presenza della pm Maria Esposito, dei carabinieri e dei legali della difesa. Secondo indiscrezioni, il luminol avrebbe evidenziato tracce ritenute “interessanti” per l’inchiesta. Parallelamente sono proseguite le analisi sul furgone Renault Master, ritenuto un elemento cruciale per la ricostruzione dei movimenti di Hedhili e per il trasporto del cadavere, avvenuto diverse ore dopo la presunta morte.
Determinante sarà ora l’autopsia, in programma per venerdì 9 gennaio all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che dovrà stabilire la reale causa del decesso di Matried e la compatibilità tra i gravi traumi riscontrati alla testa e la versione dell’indagato. Tra le ipotesi fornite da Hedhili nei primi interrogatori, vi sarebbe quella di una caduta accidentale della vittima da una tettoia durante lavori in casa. Tuttavia, le incongruenze nella sua ricostruzione e la scelta di disfarsi del corpo alimentano i sospetti della Procura.
Sotto osservazione anche i rapporti tra la vittima e l’indagato, che avrebbero avuto collaborazioni frequenti in ambito edile. Tra gli elementi analizzati ci sono due cellulari appartenuti a Matried: uno rinvenuto subito, l’altro recuperato successivamente in un tombino di Verdellino, su indicazione dello stesso Hedhili.
La procura continua a indagare sulle 50 minuti trascorsi dalla vittima nell’abitazione prima di essere caricata sul furgone e trasportata a circa 40 chilometri di distanza, dove il corpo è stato abbandonato. La scena del crimine e le testimonianze familiari potrebbero fornire elementi chiave, ma sarà l’autopsia a chiarire i contorni di una vicenda ancora piena di ombre.
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