Truffa del bancomat, preleva 1600 euro invece di pagare: condannato a 1 anno

Un venditore online è stato raggirato da un falso acquirente, che lo ha guidato nella procedura al bancomat per sottrargli il denaro anziché versarlo. Il truffatore, un 28enne della provincia di Reggio Emilia, è stato condannato a un anno di reclusione

Una truffa online ben orchestrata ha portato un venditore a perdere 1.600 euro anziché ricevere il pagamento per due caschi da moto messi in vendita su Subito.it. L’episodio è avvenuto nel 2019 a Sorisole, in provincia di Bergamo, e ha portato alla condanna del responsabile a un anno di reclusione, con pena sospesa subordinata al pagamento di una provvisionale di 350 euro e delle spese processuali.

La dinamica della truffa

Il venditore, un 51enne bergamasco, aveva pubblicato un annuncio per la vendita di due caschi Bmw, al prezzo di 400 euro ciascuno. Poco dopo, è stato contattato da un presunto acquirente, che si è mostrato cordiale e interessato all’acquisto. Dopo aver discusso i dettagli, il truffatore ha proposto di effettuare il pagamento tramite Postamat, fornendo istruzioni precise su come completare l’operazione allo sportello automatico.

Seguendo le indicazioni ricevute telefonicamente, il venditore ha inserito la carta e digitato un codice fornito dall’acquirente, ma la transazione non è andata a buon fine. Su richiesta dell’interlocutore, ha ripetuto l’operazione. Insospettito dai problemi riscontrati, l’uomo ha interrotto la telefonata. Solo in seguito ha scoperto che dal suo conto erano stati prelevati 1.600 euro in due operazioni.

Le indagini e la condanna

Dopo aver denunciato l’accaduto ai carabinieri, le indagini si sono concentrate sul numero di cellulare utilizzato dal truffatore e sugli scontrini delle operazioni postali conservati dalla vittima. Il numero risultava intestato a un cittadino senegalese residente a Modena, mentre la carta sulla quale erano stati trasferiti i fondi era riconducibile a M.F., 28enne della provincia di Reggio Emilia.

Nel corso del processo, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 1 anno e 6 mesi, con una provvisionale da 500 euro. La difesa, invece, ha contestato le prove, sottolineando che il numero di telefono non apparteneva all’imputato e che la vittima non l’aveva mai incontrato di persona. Tuttavia, il giudice ha ritenuto le prove sufficienti e ha emesso una condanna a un anno di reclusione, oltre all’obbligo di risarcire la vittima con 1.800 euro.

Redazione

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