Dazi Usa e dollaro debole, allarme agroalimentare: “Colpito il cuore del made in Italy”

Zanetti (Assolatte): “Effetti immediati sulle imprese. Serve un intervento politico per salvare l’export”

Un nuovo colpo al comparto agroalimentare italiano arriva dagli Stati Uniti. Dal prossimo 9 aprile, infatti, entreranno in vigore i dazi del 20% annunciati dall’amministrazione Trump sulle merci in arrivo dall’Unione Europea. Tra i settori più penalizzati ci sarà proprio il made in Italy alimentare, in particolare il lattiero-caseario, già duramente provato nel 2019 da misure simili. Stavolta, però, l’impatto rischia di essere ancora più pesante, anche a causa della svalutazione del dollaro, che rende i prodotti italiani meno competitivi.

Secondo i calcoli di Assolatte, le imprese casearie italiane passeranno da circa 45 a 137 milioni di euro in dazi doganali, una cifra che si tradurrà in aumenti per i consumatori americani stimati in 1,6 miliardi, e in un calo inevitabile delle esportazioni. La sovrapproduzione interna, priva di sbocchi alternativi immediati, potrebbe inoltre portare a un deprezzamento dei prodotti, amplificando il danno economico per il settore.

Zanetti: “Imprese colpite due volte”

Paolo Zanetti, presidente di Assolatte e consigliere delegato della Zanetti Spa di Bergamo, parla a L’Eco di Bergamo di “danni immediati alle imprese”, sottolineando come il nuovo scenario tariffario aggravi una situazione già difficile: “I nuovi dazi colpiscono prodotti che negli ultimi anni hanno già visto un forte aumento dei prezzi. Ora, con il cambio sfavorevole euro-dollaro, il rischio è quello di perdere fette importanti di mercato”.

Il settore lattiero-caseario bergamasco, in particolare, è tra i più esposti: nel 2024, le esportazioni alimentari e di bevande verso gli Stati Uniti dalla Bergamasca hanno superato i 375 milioni di euro, in crescita rispetto al 2023. Di questi, il 93,4% è rappresentato dalle bevande, con Sanpellegrino in prima fila, ma il restante comparto alimentare, inclusi i formaggi, resta centrale per molte aziende locali.

Dazi raddoppiati sui formaggi

Il nuovo provvedimento non farà sconti: tutti i formaggi saranno tassati al 20%, ma in alcuni casi si tratterà di un raddoppio delle aliquote precedenti. Il gorgonzola arriverà così al 40%, mentre parmigiano, grana padano e provolone passeranno dal 15% al 35%. Un déjà-vu per il settore, che nel 2019 subì un crollo delle esportazioni, con perdite che superarono i 63 milioni di euro, e che solo nel 2021 – grazie al congelamento dei dazi voluto da Joe Biden – riuscì a recuperare terreno, tornando primo Paese esportatore di formaggi negli Usa.

Bergamo e l’export verso gli Usa

Il contesto locale amplifica la portata del problema. Nel 2024 la provincia di Bergamo ha esportato complessivamente merci per 1,8 miliardi di euro negli Stati Uniti, segnando però un calo generale del -5,7% rispetto al 2023. Il settore agroalimentare, unico in controtendenza, rischia ora una brusca frenata, proprio quando i numeri sembravano tornare a sorridere.

Appello alla politica

Zanetti lancia un appello alle istituzioni: “Nel 2019 siamo stati lasciati soli, mi auguro che ora il governo italiano e Bruxelles riescano a far valere il peso dei nostri interessi. Non serve alzare i toni, ma agire con pragmatismo”. Il presidente di Assolatte invoca un’azione diplomatica rapida, capace di riaprire il dialogo con Washington ed evitare che il protezionismo americano alimenti anche la crescita dell’“Italian sounding”, ovvero la diffusione di imitazioni estere dei prodotti tricolori, che rischiano di sostituire sul mercato statunitense quelli autentici.

 

Redazione

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