Amianto, rischio ancora alto: in provincia di Bergamo quasi 2.000 lavoratori potenzialmente esposti

Nonostante il bando da oltre trent’anni, l’amianto continua a provocare patologie: il PSAL di ATS Bergamo monitora la situazione

In provincia di Bergamo l’amianto è ancora una minaccia concreta per la salute. Sebbene il suo utilizzo sia vietato da più di trent’anni, sono quasi 2.000 i lavoratori ancora potenzialmente esposti a questo materiale pericoloso, principalmente attraverso le attività di bonifica. Un numero significativo, che evidenzia quanto il problema resti attuale, nonostante le misure di prevenzione.

Un monitoraggio costante Il personale della Struttura Complessa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (PSAL) di ATS Bergamo si occupa ogni anno dell’analisi di circa 1.300 piani di bonifica di materiale contenente amianto. L’obiettivo è fornire indicazioni preventive per proteggere i lavoratori e la popolazione. Oltre a ciò, il PSAL effettua indagini di Polizia Giudiziaria sui casi di malattia professionale denunciati e svolge attività di sorveglianza epidemiologica, ricostruendo le modalità di esposizione.

Le patologie correlate all’amianto Le malattie associate all’amianto si dividono in due grandi categorie:

  • Patologie non neoplastiche: comprendono placche pleuriche, ispessimenti pleurici e asbestosi. Sono indicatori di esposizione alle fibre di amianto e solitamente evolvono lentamente, provocando sintomi solo nei casi più gravi.

  • Tumori: il più rappresentativo è il mesotelioma, considerato un evento sentinella di pregressa esposizione. Seguono il carcinoma polmonare — più frequente nei fumatori esposti all’amianto — e, più raramente, i tumori del tratto gastrointestinale, della laringe e dell’ovaio, la cui connessione con l’amianto è ancora oggetto di studi.

Un’eredità pericolosa Il problema delle patologie da amianto deriva dalla lunga latenza tra esposizione e insorgenza dei sintomi, che può superare anche i 40 anni. Questo spiega perché, nonostante il divieto di utilizzo, continui a registrarsi un numero importante di casi.

La sorveglianza resta dunque fondamentale, insieme alla promozione della cultura della prevenzione e della sicurezza, affinché il lavoro non diventi causa di malattie invalidanti o mortali.

Redazione

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