Il Festival di Asti accoglie un cortometraggio insolito e toccante intitolato “Prisoncide”, creato da tre giovani cineasti: il bergamasco Giulio Ferrari, Giovanni Falanga e Giacomo Garampelli. Quest’opera è il risultato della loro tesi di laurea alla Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) di Milano ed è ambientata nell’ex carcere di Sant’Agata, dove un anno fa hanno realizzato le riprese. Il film racconta la storia di Domenico, un barbiere che interagisce con quattro detenuti extracomunitari, esplorando il disagio, la violenza e il dramma dei suicidi che spesso affliggono la vita dietro le sbarre.
La scelta di girare il film nell’ex carcere di Sant’Agata è stata una decisione ponderata. Giulio Ferrari, co-regista insieme a Giovanni Falanga, ha spiegato: “Quando abbiamo deciso di girare il film, ho pensato immediatamente all’ex carcere di Sant’Agata, dove, ai tempi del liceo Manzù, avevo partecipato a una mostra su Fabrizio De Andrè. Ero rimasto impressionato dal contesto, ancora molto evocativo, e dalle celle d’isolamento dove venivano rinchiusi i detenuti che si erano macchiati dei crimini più efferati”.
La trama del film è nata da una testimonianza raccolta da Giovanni Falanga in un centro d’accoglienza per migranti nel Sud Italia. Oltre agli attori emergenti, il cast include due attori affermati: Vittorio Nastri, noto per il film “Io sto bene” di Donato Rotunno, nel ruolo del protagonista, e l’astigiano Mario Nosengo.
Il regista ha condiviso il processo di casting, che è durato circa un mese e ha coinvolto numerosi attori con esperienza. Gli altri attori sono Luca Boscolo, Alhassan Jallow, Khaled Balti, Sane Ansoumane e Anis Gharbi, mentre le musiche sono state composte da Matteo Lombardi.
Le riprese nel vecchio carcere di Sant’Agata sono state possibili grazie al sostegno del Comune di Bergamo, in particolare del vice sindaco Sergio Gandi, che ha anche concesso il patrocinio. Prima delle riprese, i tre cineasti sono stati ricevuti dalla direttrice della casa circondariale di Bergamo, Teresa Mazzotta, per discutere delle tematiche affrontate nel film, tra cui la recidiva, la reinserzione dei detenuti nella società, l’uso di sostanze stupefacenti, la fede religiosa e le aggressioni, coinvolgendo anche gli agenti della polizia penitenziaria. Un altro tema delicato affrontato nel film è l’autolesionismo, che è aumentato in modo preoccupante nell’ultimo anno.
“Prisoncide” sarà proiettato sabato all’Asti Film Festival nella sala Pastrone alle ore 21. Inoltre, è stato iscritto all’Integrazione Film Festival, una rassegna cinematografica organizzata a Bergamo dalla Cooperativa Ruah e da Lab 80, prevista per la prossima primavera.
Il cortometraggio è stato realizzato con un budget di circa 7-8 mila euro, finanziato dai tre giovani cineasti con il supporto delle rispettive famiglie e tramite una campagna di raccolta fondi che ha coperto una parte significativa delle spese. Giulio Ferrari conclude con un desiderio: “Proiettarlo a Bergamo sarebbe bello, anche proprio nell’ex carcere di Sant’Agata”. La loro opera offre uno sguardo intenso sulla realtà carceraria, con la speranza di sensibilizzare il pubblico su queste importanti questioni sociali.
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