Aimiose Osarumwense, 46 anni, è stato assolto per totale incapacità di intendere e volere in merito all’omicidio della compagna Joy Omoragbon, 48 anni, avvenuto il 28 marzo 2024 nel monolocale in cui vivevano a Cologno al Serio.
La Corte d’Assise di Bergamo, presieduta da Patrizia Ingrascì (a latere Francesca Mazza), ha stabilito che l’uomo dovrà rimanere in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) per almeno otto anni.
La perizia psichiatrica e la pericolosità sociale
La decisione è stata presa sulla base della perizia dello psichiatra Massimo Biza, incaricato dal tribunale, che ha accertato il vizio totale di mente dell’imputato. Da ulteriori approfondimenti specialistici è inoltre emerso che Osarumwense è socialmente pericoloso e, se non curato, potrebbe manifestare «atteggiamenti deliranti».
Lo storico clinico dell’uomo evidenzia precedenti ricoveri psichiatrici nel 2011 e nel 2013, in seguito a un’aggressione alla stessa compagna. Nonostante la sua resistenza alla terapia farmacologica, tra il 2015 e il 2018 si era sottoposto a trattamenti mensili presso il Centro Psico-Sociale (Cps), fino a richiedere un rafforzamento della terapia nel 2019. Tuttavia, nel 2023 aveva deciso di interrompere le cure, dichiarando di sentirsi meglio.
Le dichiarazioni dell’imputato
Attualmente Osarumwense si trova nella Rems di Castiglione delle Stiviere, dove ha continuato a riferire di essere vittima di una «possessione demoniaca», attribuendo il suo stato a una colpa del padre. Durante gli interrogatori ha inoltre sostenuto che, nel momento in cui accoltellò Joy Omoragbon, fosse presente un suo parente, nonostante fosse da solo con la compagna. Ha persino dichiarato che la donna «non è morta», confermando uno stato di alterazione mentale profonda.
La sentenza e la durata della misura di sicurezza
Sia il pm Laura Cocucci che il difensore Francesco Pierotti avevano chiesto l’assoluzione per incapacità di intendere e volere, ma con una durata del ricovero differente:
- il pm aveva proposto 25 anni di permanenza nella Rems;
- la difesa aveva chiesto 10 anni.
La Corte d’Assise ha stabilito una misura più breve, pari a otto anni, ma con la possibilità di prolungamento: il periodo di detenzione in Rems è infatti soggetto a controlli semestrali, che verificano la pericolosità sociale del paziente. Se gli accertamenti non dovessero evidenziare miglioramenti, la permanenza potrebbe essere estesa oltre il limite inizialmente fissato.
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