Maltrattamenti al nido, chiesti 4 anni e mezzo per la titolare: «Umiliazioni e offese ai bambini»

La procura accusa: «Insulti, strattoni e trascuratezza». La difesa replica: «Episodi isolati, nessun reato abituale»

È attesa per il 30 aprile la sentenza del processo a P.M., 54 anni, ex titolare dell’asilo nido “Girotondo” di Bergamo, chiuso nel 2020, accusata di maltrattamenti su minori. La procura ha chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione, mentre la difesa chiede l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».

Secondo la pubblica accusa, rappresentata dalla pm Chiara Monzio Compagnoni, gli episodi contestati riguarderebbero nove bambini e sarebbero stati documentati da filmati delle telecamere nascoste installate dalla polizia una settimana prima della chiusura dell’asilo, dovuta alla pandemia.

Le accuse della procura: tra minacce e insulti

Il quadro descritto dall’accusa è severo: aggressioni verbali e fisiche, urla, offese pesanti ai bambini e trascuratezza emotiva e fisica. Nei video acquisiti dagli inquirenti si vedrebbe l’imputata mentre strattona i bambini, li insulta con epiteti volgari e li lascia piangere a lungo, ignorandoli mentre invia messaggi vocali o è impegnata in telefonate personali.

Alcuni episodi ricostruiti:

  • Un bambino con sindrome di Down sarebbe stato lasciato piangere per oltre un’ora e sistemato a dormire nel bagno.

  • Insulti come “grassa puzzona”, “rompico…” o minacce come “ti do due sberle” sarebbero stati rivolti ai piccoli.

  • Alcuni genitori avevano ritirato i propri figli a seguito di comportamenti insoliti: disturbi del sonno, ansia e comportamenti regressivi.

La pm ha sottolineato come i periti del tribunale e i consulenti delle parti civili abbiano confermato la piena capacità di intendere e volere dell’imputata, mentre solo il consulente della difesa ha sostenuto la presenza di un vizio parziale di mente.

La difesa: «Un momento di fragilità, non maltrattamenti»

Per l’avvocato Fabio Pezzotta, difensore della donna, non si tratta di maltrattamenti giuridicamente rilevanti. «Non ci sono condotte sistematiche e abituali – ha dichiarato in aula – ma episodi sporadici, che la mia assistita non ha mai negato, vissuti in un periodo di sofferenza personale. Ha gestito il nido per 15 anni con dedizione e professionalità, come riconosciuto da famiglie e autorità sanitarie».

Alcuni punti della difesa:

  • Il pianto dei bambini? «Normale nei primi mesi di inserimento».

  • Il bimbo messo in bagno? «Gestione necessaria per evitare che mordesse altri».

  • Nessun bambino avrebbe riportato danni psicologici permanenti.

La posizione del Comune e la richiesta di responsabilità civile

Gli avvocati delle parti civili hanno chiesto anche la condanna del Comune di Bergamo come responsabile civile, in quanto l’asilo era accreditato. Il legale dell’ente, Alessandro Zonca, ha però respinto ogni responsabilità, sottolineando che l’accreditamento e i controlli spettano a Regione Lombardia e Ats: «Il Comune non ha poteri decisionali né ispettivi sui gestori delle strutture private accreditate».

Redazione

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