La centrale che non dorme mai
Ferragosto o no, la grande sala operativa Emergenze di Areu, all’interno della palazzina rosso mattone accanto all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, non si ferma mai. Qui le chiamate non squillano: passano direttamente in cuffia. In media sono 250 mila all’anno, 800 solo nella giornata di venerdì 15 agosto.
Durante il giorno una quindicina di tecnici, medici e infermieri coordina i soccorsi per le province di Bergamo, Brescia e Sondrio, mentre di notte subentra un’équipe di 7-8 professionisti. In totale, circa cento operatori compongono questa “centrale del pronto intervento”, che vigila sulla salute di oltre 2,5 milioni di cittadini.
Ore 11.20: un cuore che si ferma
Alle 11.20 una voce calma risponde: «Emergenza sanitaria, buongiorno». È un anziano cardiopatico, appena rientrato a casa, che ha perso conoscenza sul divano. L’operatrice impartisce le IPA – Istruzioni Pre-Arrivo. Con tono fermo spiega le manovre salvavita: «Schiacciamo forte, trenta volte a questo ritmo: 1, 2, 3, 4». I presenti si danno il cambio nelle compressioni toraciche, seguendo la voce che li guida fino all’arrivo dei soccorsi.
Ore 11.25: l’elisoccorso decolla
Cinque minuti più tardi, alle 11.25, le pale dell’elicottero si alzano dal piazzale del Papa Giovanni, lasciandosi alle spalle lo sfondo delle Mura di Città Alta. A bordo viaggiano un medico anestesista rianimatore, un infermiere, un tecnico del Soccorso Alpino e un tecnico dell’elicottero. La destinazione è Vertova, in Val Seriana: una donna di 60 anni si è ribaltata con l’auto.
La chiamata iniziale è in codice rosso, ma l’incidente è meno grave del previsto. Trasportata in ambulanza, la paziente arriva all’ospedale di Seriate alle 13.40: è ferita e spaventata, ma cosciente.
Tre interventi in mezz’ora, trenta in una giornata
Nel giro di soli trenta minuti vengono coordinati tre interventi con elisoccorso, che nell’arco dell’intera giornata saliranno a una trentina per i cinque mezzi della flotta. Tra gli operatori c’è anche Gianluca Crotta, tecnico del Soccorso Alpino, che lavora su mappe cartografiche e coordinate.
Da Schilpario arriva un’altra richiesta d’aiuto: individuare un punto di atterraggio è complicato perché è giorno di mercato. Alla fine l’elicottero raggiunge una donna di 84 anni colpita da un malore, forse una sincope da calore. Trasportata al Papa Giovanni, arriva in codice giallo: anche lei sopravviverà.
Decidere in meno di un minuto
«Spesso abbiamo solo un minuto per scegliere la strategia migliore», spiega a Bergamonews Francesco Daminelli, anestesista rianimatore e referente della base elisoccorso di Bergamo. Ogni giorno, l’87% delle chiamate – circa 800 – richiede l’invio di almeno un mezzo di soccorso per malori, incidenti, liti, intossicazioni, incendi, morsi e punture di animali.
«Dobbiamo essere tempestivi, ma anche ottimizzare le risorse disponibili. Non sono decisioni semplici, ma è nostro dovere prenderle», aggiunge Daminelli.
Il progetto “Blood On Board”: sangue in volo
La base elisoccorso di Bergamo è stata la prima in Italia a sperimentare il progetto BOB – Blood On Board. A bordo degli elicotteri viaggiano 2 unità di globuli rossi gruppo 0 negativo e 2 unità di plasma fresco scongelato, pronte per trasfusioni immediate sul luogo dell’incidente o durante il volo.
I dati parlano chiaro: si può salvare fino al 15% in più delle persone coinvolte in incidenti stradali gravi. È il caso recente di un giovane motociclista dato per spacciato: rianimato sul posto, trasfuso in volo e operato d’urgenza, oggi è tornato a vivere ed è stato dimesso senza danni neurologici.
Un Ferragosto senza tregua
Alle 13, quando la visita alla centrale volge al termine, scatta un nuovo allarme: a Taleggio un ragazzo è caduto in bici tra i boschi. Ancora una volta il motore dell’elicottero si accende e le pale iniziano a girare. Un’altra missione, un’altra vita da salvare.
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