Il dramma sul fiume Oglio
È mercoledì pomeriggio quando la vita di Samadou Guebré, 21 anni, si interrompe tragicamente nelle acque del fiume Oglio a Palazzolo sull’Oglio, al confine tra Brescia e Bergamo. Il giovane del Burkina Faso si tuffa insieme a due connazionali, di 16 e 22 anni, residenti a Seriate. Improvvisamente, il gruppo viene trascinato dalla corrente.
Due ragazzi riescono a salvarsi grazie a una catena umana improvvisata da alcuni passanti. Portati d’urgenza all’ospedale di Chiari, vengono dimessi nella notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 agosto. Diversa la sorte di Samadou, che si trova più lontano e non riesce a tornare a riva. I Vigili del Fuoco recuperano il corpo ormai senza vita circa cento metri più a sud della diga che separa Palazzolo e Castelli Calepio.
Il dolore degli amici e dei familiari
«Mio figlio e mio nipote sono sconvolti, hanno visto morire il loro amico e quella scena non la dimenticheranno mai», racconta a L’Eco di Bergamo Oumaru, padre di uno dei ragazzi sopravvissuti. «Per quattro metri toccavano, poi all’improvviso il vuoto sotto i piedi. Per fortuna due si sono salvati. Sono profondamente dispiaciuto per questo ragazzo: avrebbe potuto essere mio figlio».
Il padre della vittima, Essoufoh, 41 anni, con la moglie Nafissa di 37, raggiunge il luogo del dramma appena informato dai carabinieri: «Non ero mai stato lì, è una zona difficile da raggiungere. Abbiamo visto i Vigili del Fuoco riportare a riva il corpo: era proprio nostro figlio».
La salma viene trasferita alla casa del commiato di Brembate Sopra e resterà non visitabile fino a lunedì, quando sarà aperta la camera ardente, solo dopo il rito islamico di purificazione.
La comunità burkinabé si raccoglie
Ad Albano Sant’Alessandro, in via Meucci, dove Samadou viveva da undici mesi con la famiglia, amici, parenti e membri della comunità burkinabé si ritrovano per pregare e dare conforto ai genitori. Nell’appartamento, al terzo piano, le scarpe davanti alla porta segnano un luogo di raccoglimento. «Non sappiamo ancora se il corpo di mio figlio tornerà in Africa – dice il padre –, lo decideremo nelle prossime ore».
Zaccaria, cugino del padre, sottolinea: «Non si può morire a 21 anni. In quel luogo il pericolo andrebbe segnalato meglio, non è la prima volta che accade una tragedia simile».
Una vita da costruire, sogni interrotti
Nato il 5 gennaio 2004 in Burkina Faso, Samadou arriva in Italia nel settembre 2024 con la madre e i due fratelli, una sorella di 20 anni e un fratello di 16, per ricongiungersi al padre residente da vent’anni nella Bergamasca.
Aveva appena terminato l’esame di terza media e cercava un lavoro: «Voleva essere autonomo, costruirsi una stabilità», racconta il padre. Amava il canto, parlava già italiano e giocava a calcio al centro sportivo di Seriate con connazionali e amici italiani, organizzando partite amatoriali.
«Si stava costruendo una vita qui – ricorda ancora Zaccaria –. Ma i suoi sogni si sono infranti all’improvviso».
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