Un alpinista 49enne di Zanica ha perso la vita domenica 24 agosto sul Mont Blanc du Tacul, nel versante francese del massiccio del Monte Bianco. L’uomo, originario di Lurano dove vive ancora la madre, si trovava in cordata con un altro alpinista lombardo quando è stato travolto da un seracco, una massa di ghiaccio distaccatasi dal ghiacciaio.
Il compagno di scalata è stato soccorso dal Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne (PGHM) di Chamonix e trasferito d’urgenza all’ospedale di Sallanches, in Alta Savoia. Secondo le prime informazioni, non sarebbe in pericolo di vita.
Questa nuova tragedia riporta l’attenzione sull’alto numero di vittime registrate in montagna durante l’estate 2025. Solo una settimana prima, il 17 agosto, un altro alpinista bergamasco aveva perso la vita sul massiccio del Monte Bianco: Davide Migliorino, 36 anni, residente a Treviglio, era morto dopo una caduta lungo la cresta del Brouillard, a oltre 4.000 metri di quota.
Il seracco, responsabile dell’incidente più recente, è un blocco di ghiaccio che si forma durante il movimento di un ghiacciaio, generandosi in presenza di crepacci trasversali o longitudinali. Queste strutture sono particolarmente pericolose in estate, quando le temperature elevate possono indebolirle, aumentando il rischio di crolli improvvisi.
Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino (Cnsas) lancia un nuovo appello alla prudenza, richiamando l’attenzione sul crescente numero di interventi e vittime in montagna. «Non possiamo ancora fornire dati ufficiali aggiornati – spiega Simone Alessandrini del Cnsas – ma è evidente che gli incidenti stanno avvenendo con una frequenza allarmante.»
I dati provvisori parlano di 83 morti da fine giugno a fine luglio, con una media di quasi tre decessi al giorno. E la situazione ad agosto non mostra segnali di miglioramento, con il numero di vittime che si avvicina rapidamente a quota 100.
Il 44% degli incidenti riguarda escursionisti colpiti da malori o cadute, mentre il restante 56% coinvolge attività come alpinismo, arrampicata o ferrate. Le cause principali sono riconducibili a condizioni meteo variabili, disattenzione, scarsa preparazione e sottovalutazione dei rischi.
Il Soccorso Alpino raccomanda quindi la massima prudenza, una pianificazione accurata dell’escursione, l’utilizzo di attrezzatura adeguata e, dove necessario, il supporto di guide esperte. L’obiettivo è ridurre l’impatto di una stagione che, per chi opera sulle montagne italiane e non solo, sta assumendo toni drammatici.
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