Arriva Italia, riprende lo stato di agitazione: “Turni fino a 14 ore, contratti fermi dal 2017”

Sindacati sul piede di guerra dopo il mancato accordo sul contratto integrativo: “Azienda poco attrattiva, peggiora il servizio con subappalti. L’Agenzia Tpl rifletta in vista delle nuove gare”.

A Bergamo torna alta la tensione tra i sindacati e Arriva Italia, colosso del trasporto pubblico recentemente acquisito dal fondo americano I Squared. Dopo il mancato accordo sul contratto integrativo, Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferrotranvieri hanno annunciato la ripresa dello stato di agitazione in tutti i depositi aziendali della provincia.

Un contratto fermo dal 2017

«Abbiamo fatto ogni tentativo per trovare una mediazione, ma l’azienda ha rigettato tutte le nostre proposte» spiegano i segretari territoriali. Il rinnovo del contratto di secondo livello manca ormai da otto anni, nonostante i cambiamenti imposti da pandemia, inflazione e crisi economiche. «È necessario intervenire sia sul piano economico che normativo per tutelare i salari e la dignità dei lavoratori».

Turni fino a 14 ore al giorno

Secondo le sigle, Arriva Italia avrebbe scelto la strada del subappalto, peggiorando la qualità del servizio a scapito dei cittadini e dei dipendenti. «È inaccettabile – denunciano – che nel 2025 alcuni lavoratori arrivino a turni di 14 ore giornaliere, quando il contratto prevede 6 ore e mezza. Altrettanto grave è che dal 2017 le indennità contrattuali siano rimaste congelate».

Il nodo delle gare provinciali

Il tema si intreccia con la programmazione delle gare d’appalto provinciali, che l’Agenzia Tpl di Bergamo intende bandire nel 2026. «Non è giusto che aziende che non investono sul servizio e sui lavoratori possano essere premiate rispetto ad altre realtà che invece fanno sacrifici economici per garantire un trasporto pubblico di qualità» sottolineano i sindacati.

L’appello ai cittadini e alle istituzioni

«Invitiamo l’Agenzia Tpl a fare le opportune riflessioni – concludono –. Il rischio è che a prevalere sia solo la logica del profitto, tradendo il ruolo sociale del trasporto pubblico. Per questo abbiamo riaperto le procedure di sciopero, chiedendo a utenti e istituzioni di prendere atto della situazione».

Redazione

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