Bergamo è tra le realtà economicamente più floride del Paese, ma sotto la superficie affiora una realtà in continua sofferenza sociale. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Cgil e dalla Caritas, cresce il numero di persone che non riescono più a sostenere le spese essenziali della vita quotidiana, come affitti, utenze e beni alimentari. La soglia di povertà interessa ormai il 6% della popolazione bergamasca, dato in aumento rispetto al 5% rilevato dall’Ats nel 2019.
Non si tratta di un’anomalia isolata. Anche a livello regionale l’Istat registra un dato superiore al 6% per la Lombardia, segno che il problema è esteso e strutturale. Tuttavia, l’immagine che emerge da Bergamo appare particolarmente significativa, proprio perché inserita in un contesto considerato ricco e ben sviluppato. A evidenziare le difficoltà è uno studio commissionato dallo Spi Cgil al centro di ricerca Across Concept, che fotografa una situazione economica ben più fragile di quanto si possa pensare.
Uno degli elementi più critici riguarda i pensionati: il 32,6% di loro, in provincia di Bergamo, percepisce un assegno mensile inferiore ai mille euro. Su una popolazione pensionata di circa 365.000 persone, si parla di oltre 130.000 cittadini che vivono con redditi molto bassi, spesso insufficienti a coprire il costo della vita. Le testimonianze dirette confermano questa difficoltà crescente.
Claudia, residente nella città bassa, racconta di vivere con la pensione di reversibilità del marito, pari a 980 euro al mese: una cifra che, una volta sottratti affitto, utenze e spese fisse, lascia ben poco per la sopravvivenza quotidiana. «Non esco mai, non prendo nemmeno un caffè al bar. La frutta la compro solo se costa un euro al chilo», spiega. Una situazione simile a quella di molte altre persone anziane, sole o con famiglie che faticano a dare supporto.
Il disagio economico non colpisce solo i pensionati, ma anche molti lavoratori dipendenti, spesso in condizioni di precarietà o con salari troppo bassi per fronteggiare l’inflazione e l’aumento dei costi. Le difficoltà di accesso al mercato immobiliare e le spese per energia e riscaldamento peggiorano ulteriormente un quadro già complesso. Anche chi ha lavorato per decenni, come Carla Pasetti – ex commessa – si ritrova in età avanzata con risorse appena sufficienti.
L’aumento della povertà, in un territorio ricco e produttivo come Bergamo, evidenzia un divario sociale sempre più ampio, dove chi ha patrimoni o stipendi elevati continua ad arricchirsi, mentre una fascia crescente della popolazione lotta ogni mese per arrivare alla fine con dignità. Organizzazioni come Caritas e Cgil lanciano l’allarme, sottolineando la necessità di interventi strutturali: più sostegno ai redditi bassi, misure per calmierare i prezzi degli affitti e delle utenze, e una riforma delle pensioni più equa.
Anche la componente psicologica è rilevante: molti anziani si vergognano della propria condizione, evitano di chiedere aiuto e tendono a isolarsi. Un disagio silenzioso ma diffuso, che rischia di diventare invisibile agli occhi della società.
L’emergere di nuove povertà in aree considerate benestanti richiede un cambio di paradigma, in cui le politiche sociali non siano più viste come interventi marginali, ma come pilastri fondamentali della coesione territoriale. In gioco non c’è solo l’equilibrio economico della provincia, ma la qualità della vita di migliaia di cittadini bergamaschi.
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