Tra pochi giorni sarà trascorso un anno dall’aggressione che ha segnato per sempre la vita di Daniela Manda, 39 anni, accoltellata dal marito nel piazzale del supermercato Lidl di Seriate. Era il 6 gennaio 2025 quando la donna rischiò di morire sotto i colpi di coltello dell’uomo. Oggi, sopravvissuta a quell’episodio di violenza estrema, si trova ad affrontare una nuova emergenza: la perdita del lavoro, conseguenza diretta delle ferite riportate.
La data che più la preoccupa non è solo quella dell’anniversario dell’aggressione, ma il 1° febbraio, giorno in cui terminerà il sostegno economico garantito dall’agenzia interinale per cui lavorava. Da quel momento, Daniela resterà senza stipendio.
L’aggressione davanti al supermercato
L’attacco avvenne in pieno giorno, davanti alla Lidl di Seriate. Daniela fu colpita con 14 coltellate dal marito, 49 anni, arrestato poche ore dopo e oggi detenuto. In passato la donna lo aveva già denunciato per maltrattamenti, salvo poi ritirare la querela nella speranza di fermare le violenze. Il procedimento giudiziario, però, era andato avanti comunque, con una condanna patteggiata.
Quel 6 gennaio la situazione precipitò. Daniela aveva cercato di placare l’uomo, arrivando ad ammettere un tradimento mai avvenuto, ma nulla riuscì a fermarlo. A salvarle la vita furono l’intervento di alcuni presenti, tra cui una commessa del supermercato, un idraulico e un militare fuori servizio.
Il tentativo di tornare alla normalità
Dopo il ricovero e un lungo periodo di cure, Daniela ha cercato di ricostruire la propria quotidianità. Ad aprile 2025 è rientrata al lavoro in una grande azienda di Seriate, dove era impiegata come magazziniera dal 2023 tramite un’agenzia interinale.
Tuttavia, le ferite riportate, in particolare a una mano, non si sono mai rimarginate completamente. Il lavoro fisico, con lo spostamento quotidiano di scatoloni fino a 50 chili, è diventato sempre più difficile, fino a risultare incompatibile con le sue condizioni di salute.
La sospensione e la fine del contratto
A novembre, durante una visita dal medico del lavoro, è emersa l’impossibilità di proseguire nelle stesse mansioni. Dopo quel controllo, l’azienda ha imposto a Daniela un periodo di ferie forzate, seguito da una convocazione presso la sede dell’agenzia interinale.
Come ha raccontato a L’Eco di Bergamo la stessa Daniela, le è stato comunicato che il rapporto di lavoro sarebbe stato sospeso, con la garanzia dello stipendio solo fino al 31 gennaio. Il successivo confronto con il sindacato ha confermato che la procedura è avvenuta nel rispetto delle norme, lasciandole però poche alternative.
Le difficoltà economiche e familiari
Attualmente Daniela si trova in Romania, dove assiste i genitori anziani e malati. Ma i pensieri restano rivolti a Seriate, dove l’attendono un bilocale in affitto, bollette sempre più pesanti e una situazione economica fragile. Solo l’ultima bolletta del gas ammonta a circa 800 euro.
Il Comune di Seriate l’ha già sostenuta una volta, e ora la donna spera in un nuovo intervento dei Servizi sociali. Ha due figli da mantenere, una ragazza di 15 anni e un figlio di 20 che lavora ma non riesce a contribuire in modo significativo alle spese familiari.
C’è anche la questione della casa di Pedrengo, dove viveva con il marito: un immobile gravato da un mutuo, che l’uomo detenuto non ha mai voluto vendere. L’ipotesi più concreta è ora quella dell’asta.
Il processo e la speranza dell’Inail
Nei prossimi giorni Daniela sarà parte civile nel processo per tentato omicidio, anche se ha già deciso che non entrerà in aula: non vuole rivedere l’uomo che ha tentato di ucciderla. Il 31 gennaio, invece, dovrà presentarsi davanti alla commissione Inail per la valutazione dell’invalidità, passaggio fondamentale per ottenere un riconoscimento che possa aiutarla a trovare un’occupazione compatibile con le sue condizioni.
La paura non è mai scomparsa, soprattutto pensando a un futuro in cui il marito potrebbe tornare in libertà. Ma oggi la priorità è una sola: trovare un lavoro. Anche senza grandi ambizioni. «Mi basta lavorare – racconta – e avere i soldi per mantenere me e i miei figli».aggressione Seriate, Lidl Seriate, violenza domestica, lavoro perso
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