Non è stata una morte improvvisa né violenta. È questo il primo riscontro ufficiale emerso dalla relazione del medico legale sul decesso della 44enne di origine marocchina trovata morta il 6 aprile sulla sponda del fiume Serio ad Alzano Lombardo. Secondo quanto accertato dal consulente della Procura, Luca Tajana, esperto dell’Università di Pavia, la donna non era in stato di alterazione profonda da alcol o sostanze stupefacenti. Una conclusione che apre a scenari diversi rispetto a quelli ipotizzati inizialmente.
Esclusa l’ipotesi dell’omicidio
Dalle analisi tossicologiche emerge che il tasso alcolemico nel sangue era pari a 0,80 grammi/litro, una soglia non trascurabile, ma non sufficiente per parlare di intossicazione grave. Inoltre, sono stati riscontrati segni di recente assunzione di cocaina, ma non in quantità tali da determinare uno stato confusionale totale. Di conseguenza, viene esclusa una morte causata da overdose o da una compromissione fisica legata all’abuso di droghe.
Altro elemento fondamentale: non ci sono segni evidenti di violenza. L’esame anatomopatologico ha infatti escluso traumi compatibili con aggressioni o con cause di morte improvvise e traumatiche. La Procura, prima di chiudere definitivamente il quadro, attende ora i risultati delle analisi biologiche condotte dal Ris di Parma, che dovrebbero essere disponibili entro la fine di giugno. Si tratta di rilievi su tracce biologiche e materiali rinvenuti sul corpo della donna.
Una morte lenta e forse causata dal freddo
Secondo la ricostruzione medico-legale, la 44enne sarebbe deceduta tra la notte del 4 e il 5 aprile, con una morte avvenuta lentamente, forse dopo una lunga agonia. A causare il decesso, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato il freddo patito dopo essere finita nel fiume Serio, in una notte di basse temperature. Il corpo è stato rinvenuto il 6 aprile, asciutto ma con un particolare che ha attirato l’attenzione degli investigatori: i capelli della donna, solitamente lisci, erano ricci, possibile segno che fossero stati bagnati in precedenza e poi asciugati all’aria.
Gli indumenti trovati a distanza, in particolare i pantaloni scoperti circa un chilometro più a valle, rafforzano l’ipotesi di una caduta accidentale in acqua. La donna, secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di guadare il fiume, forse per un gesto impulsivo o per raggiungere l’altra sponda, ma potrebbe essere scivolata. Una volta fuori, avrebbe provato a trascinarsi sulla riva, camminando a fatica, forse a gattoni, per via dello stato di ipotermia e shock.
Ferite compatibili con una caduta
Le escoriazioni riscontrate sul corpo sono state definite dal medico legale come coerenti con una caduta e trascinamento tra le pietre. Nessun segno, dunque, che indichi percosse o lesioni da colluttazione. La dinamica resta ancora da chiarire in alcuni dettagli, ma le indagini escludono, al momento, il coinvolgimento di terzi.
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