Madre morta tenuta in casa per un anno: perizia psichiatrica dichiara la figlia incapace di intendere e volere

Il caso di via De Gasperi: la sessantenne viveva con il corpo della madre ultracentenaria. Indagata per occultamento di cadavere e truffa, soffrirebbe di gravi disturbi psichici

Carabinieri

La vicenda che ha sconvolto via De Gasperi si arricchisce di un nuovo, decisivo capitolo. La sessantenne che per un anno ha vissuto con il cadavere della madre ultracentenaria nell’appartamento di famiglia è stata dichiarata incapace di intendere e volere. Lo ha stabilito la perizia psichiatrica disposta dalla Procura, eseguita dallo psichiatra Massimo Biza, che ha sottoposto la donna a una serie di test e colloqui nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni, dove si trova ricoverata dal 10 settembre scorso.

La scoperta del corpo di Francesca Pettinato, 101 anni, era avvenuta proprio il 10 settembre, quando la polizia locale, dopo l’ennesima segnalazione dei vicini per i forti odori provenienti dall’abitazione, aveva fatto irruzione nell’appartamento. L’autopsia ha confermato che la donna era morta per cause naturali, ma l’attenzione della magistratura si è concentrata sul comportamento della figlia, che non aveva avvisato nessuno del decesso, continuando a vivere nell’appartamento con il corpo.

La sessantenne è indagata per occultamento di cadavere e truffa, poiché avrebbe continuato a percepire la pensione della madre e a usufruire dei permessi della legge 104 nonostante il decesso. Tuttavia, nel corso dei primi interrogatori, aveva dichiarato di non voler “lasciare andare via” la madre, spiegando di non aver agito per motivi economici ma per un incapacità psicologica di accettare la morte della genitrice.

Proprio queste dichiarazioni e il quadro emerso dalle indagini hanno portato il sostituto procuratore Giulia Angeleri a disporre accertamenti psichiatrici approfonditi. La perizia ha concluso che la donna soffre di disturbo da accumulo e una forma depressiva importante, condizioni che l’avrebbero portata a vivere in uno stato di scollamento dalla realtà. Secondo il perito, tali disturbi avrebbero compromesso la sua capacità di comprendere e valutare la gravità delle proprie azioni.

Ora, sulla base dell’esito della perizia, sarà la Procura a dover decidere come procedere. La dichiarazione di incapacità di intendere e volere potrebbe influenzare in modo significativo il percorso giudiziario della sessantenne, che resta comunque formalmente indagata. In parallelo, i servizi sociali stanno valutando possibili percorsi di assistenza e sostegno, dato che la donna si trova tuttora ricoverata in ambiente ospedaliero.

L’intera vicenda ha scosso profondamente la comunità locale, diventando simbolo delle fragilità nascoste dietro le mura domestiche. La storia della figlia e della madre centenaria – una morte naturale trasformatasi in un caso giudiziario e sanitario – resta emblematica delle situazioni limite in cui solitudine, disagio psichico e isolamento sociale possono degenerare fino a gesti estremi.

Redazione

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