Qualità dell’aria, i monitoraggi e le sfide ambientali: i dati della centralina di Colognola

L’analisi presentata da Arpa evidenzia il ruolo del traffico stradale, il contributo dell’aeroporto e le strategie future per ridurre emissioni, temperature urbane e impatto ambientale nel territorio bergamasco

La nuova centralina di Colognola per controllare gli inquinanti

Arpa ha presentato i risultati della nuova centralina ambientale installata a Colognola, un dispositivo destinato a monitorare la qualità dell’aria e la presenza dei principali inquinanti atmosferici.

L’iniziativa è stata sostenuta dall’assessorato al Verde, Ambiente e Transizione Ecologica del Comune di Bergamo, guidato dall’assessora Oriana Ruzzini, che ha sottolineato il lavoro svolto insieme al Servizio Ecologia, ad Arpa e a Sacbo.

La realizzazione della centralina rientrava negli obiettivi di mandato dell’amministrazione comunale ed era anche prevista tra le prescrizioni del Ministero nei confronti di Sacbo.

Le rilevazioni richieste anche in altre zone della città

L’assessora Oriana Ruzzini ha spiegato l’importanza di ampliare il monitoraggio ambientale attraverso ulteriori campagne di rilevazione richieste ad Arpa nelle aree di San Tomaso e del Villaggio Sposi.

Nel suo intervento pubblicato sui social, l’assessora ha dichiarato:

“Arpa ha presentato i dati della nuova centralina ambientale di Colognola, uno strumento che rileva la qualità dell’aria e la concentrazione dei principali inquinanti.

Un’azione a cui abbiamo lavorato molto come assessorato, per questo ringrazio i colleghi del Servizio Ecologia, oltre ad Arpa e Sacbo: l’installazione della centralina era nei nostri obiettivi di mandato e tra le prescrizioni del Ministero nei confronti di Sacbo.

È importante monitorare la qualità dell’aria, per questo abbiamo chiesto ad Arpa ulteriori campagne di rilevazione, a San Tomaso e al Villaggio Sposi”.

I dati del 2025: il rapporto traffico-inquinamento

Secondo quanto emerso dalle prime rilevazioni effettuate nel 2025, i valori registrati mostrano alcuni picchi che coincidono con il traffico in entrata e uscita dall’autostrada.

Nonostante la vicinanza con l’aeroporto, i dati risultano paragonabili a quelli rilevati in altre zone della città, come via Meucci e via Garibaldi.

L’assessora ha però chiarito che questi risultati non significano che lo scalo aeroportuale sia privo di impatti ambientali.

Nel suo messaggio ha infatti precisato:

“Questo non vuole dire che l’aeroporto non inquini: gli ossidi di azoto, per esempio, in città sono principalmente dovuti al traffico stradale (56%) e l’aeroporto contribuisce per il 10,3%”.

Il nodo dell’aeroporto e il futuro del Piano di sviluppo

La questione ambientale resta collegata anche al futuro dell’aeroporto, soprattutto rispetto al Piano di sviluppo dell’infrastruttura.

Secondo Ruzzini, lo scalo non può aumentare le proprie dimensioni senza limiti, ma deve puntare alla riduzione delle emissioni e al rispetto del piano di zonizzazione acustica.

L’assessora ha ricordato inoltre che Sacbo dovrà presentare un piano di rientro entro la fine del 2026.

Nel post ha scritto:

“In queste settimane stiamo giustamente attenzionando il Piano di sviluppo dell’aeroporto, infrastruttura che non può crescere a dismisura, che deve ridurre le emissioni e rispettare il piano di zonizzazione acustica (Sacbo deve presentare un piano di rientro a fine 2026), ma non basta”.

Obiettivo meno auto: mobilità sostenibile e verde urbano

L’analisi dei dati ambientali indica, secondo l’amministrazione comunale, la necessità di intervenire sulla mobilità quotidiana.

Tra le soluzioni indicate figurano un trasporto pubblico più frequente, collegamenti elettrici tra la città e la provincia e una rete di ciclabilità più sicura e capillare.

L’assessora ha evidenziato anche l’importanza di interventi urbani capaci di contrastare il riscaldamento cittadino.

Nel suo intervento ha affermato:

“I dati ci dicono che occorre ridurre l’uso delle auto. Come? Con un trasporto pubblico sempre più frequente, con direttrici elettriche che collegano la città alla provincia e una ciclabilità sicura sempre più diffusa”.

Ozono e cambiamenti climatici: le criticità ambientali

Nonostante il miglioramento progressivo della qualità dell’aria in Lombardia, rimane aperta la questione dell’ozono, definito un inquinante secondario che si forma soprattutto durante periodi caratterizzati da temperature elevate e assenza di precipitazioni.

Per affrontare questo problema vengono indicati interventi come la depavimentazione e la rinaturalizzazione degli spazi urbani, capaci di ridurre le temperature e la conseguente concentrazione di ozono.

Nel post dell’assessora si legge:

“Anche se in Lombardia la qualità dell’aria migliora di anno in anno resta per esempio il grande tema dell’ozono, un inquinante secondario che si forma con le alte temperature in assenza di precipitazioni”.

La Nature Restoration Law come opportunità per le città

Tra gli strumenti considerati strategici viene indicata la Nature Restoration Law europea, ritenuta dall’amministrazione una possibilità importante per migliorare la resilienza ambientale dei centri urbani.

L’auspicio espresso dall’assessora è che il Governo italiano, dopo aver elaborato il Piano Nazionale Aeroporti, presenti e finanzi anche il Piano di Ripristino della Natura, seguendo l’esempio di paesi come Germania e Svezia.

La conclusione del messaggio dell’assessora è stata:

“In tal senso la Nature Restoration Law europea è una grande occasione per le città: confidiamo che il Governo italiano, come ha elaborato il Piano Nazionale Aeroporti, presenti (e finanzi!), come hanno già fatto Germania, Svezia e altri paesi, anche il Piano di Ripristino della Natura.

Noi siamo pronti”.

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