Un’operazione condotta dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Treviglio ha portato alla luce una grave situazione di sfruttamento lavorativo e contraffazione nel territorio bergamasco. Durante un controllo mirato al contrasto del lavoro nero, è stato scoperto un opificio clandestino a Romano di Lombardia, all’interno del quale operavano sei cittadini di nazionalità cinese, tutti sprovvisti di documenti e di regolare permesso di soggiorno.
La titolare dell’attività , una donna di origine cinese, è stata denunciata per gravi violazioni al Testo Unico sull’Immigrazione, in quanto responsabile dell’impiego di manodopera irregolare in condizioni di illegalità . I lavoratori, due uomini e tre donne, alla vista dei finanzieri hanno tentato la fuga, ma sono stati rapidamente fermati e identificati.
Lavoratori clandestini impiegati per marchi noti
Secondo quanto accertato, l’opificio produceva abiti destinati a marchi di alta moda, servendosi di lavoratori non in regola. Questo aspetto ha destato particolare attenzione, poiché evidenzia un legame diretto tra la filiera illegale e il mercato del lusso, compromettendo l’autenticità e l’etica delle produzioni apparentemente prestigiose.
I cinque lavoratori clandestini, considerati irregolari sul territorio italiano, sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Bergamo per le opportune valutazioni e provvedimenti. Nessuno di loro era in possesso di documenti identificativi né di permessi di soggiorno, elementi che confermano la natura sommersa e illegale dell’attività lavorativa.
Sequestrati 10 chili di tessuti contraffatti
Durante il controllo, i finanzieri hanno anche rinvenuto e sequestrato circa 10 chili di tessuti riportanti loghi e marchi contraffatti, presumibilmente destinati alla produzione di capi falsi da immettere sul mercato. Il materiale sequestrato, secondo le prime verifiche, riproduceva i marchi di brand noti, con un evidente intento di truffare i consumatori e violare le normative sulla tutela della proprietà intellettuale.
Il sequestro è avvenuto d’iniziativa da parte delle Fiamme Gialle, e rientra in una più ampia strategia di contrasto alle filiere del falso e allo sfruttamento di manodopera illegale, fenomeni spesso interconnessi e radicati nel tessuto produttivo sommerso di alcune aree del Paese.
Controlli in aumento per contrastare lavoro nero e contraffazione
L’intervento a Romano di Lombardia si inserisce in un piano operativo più ampio del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo, volto a intensificare i controlli nelle realtà industriali e artigianali del territorio, con particolare attenzione ai settori a rischio come quello tessile.
L’episodio conferma la pericolosa combinazione tra sfruttamento del lavoro, immigrazione clandestina e contraffazione, che non solo mina la legalità economica, ma alimenta circuiti criminali internazionali. Le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti con reti di distribuzione del falso su scala nazionale ed estera.
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