Il mondo del lavoro bergamasco si trova di fronte a una sfida epocale: nei prossimi vent’anni, mancheranno circa 85mila lavoratori. A rivelarlo è il report “I numeri per le risorse umane” curato da Confindustria, con la partecipazione di Confindustria Bergamo, che fotografa una realtà dinamica ma sempre più alle prese con un grave mismatch tra domanda e offerta.
Il 76% delle imprese orobiche con posizioni aperte ha difficoltà a trovare candidati (contro il 74% del 2023), superando nettamente la media lombarda del 61%. Il problema riguarda non solo il reclutamento ma anche la retention dei talenti, specialmente nelle piccole imprese, dove il turnover volontario può raggiungere picchi del 18,8% (contro una media del 5,5%).
Retribuzioni più alte per attrarre neolaureati
Nel tentativo di colmare il divario tra esigenze aziendali e offerta di lavoro, le imprese bergamasche hanno alzato il tiro sulle retribuzioni d’ingresso: per i neolaureati in materie tecnico-scientifiche l’incremento è stato del 10,2% nel biennio 2022-2024, portando gli stipendi annui lordi tra 26.315 e 28.740 euro, allineandosi quasi alla media regionale. Per il 2025, le aziende prevedono un aumento retributivo medio del 2,8%.
Come sottolinea Bergamonews, iInoltre, si consolida la diffusione di forme retributive variabili, con l’80% delle aziende che adotta premi individuali o collettivi legati a risultati, e cresce anche la diffusione del welfare aziendale, oggi presente nel 73% delle imprese rispondenti.
Smartworking, IA e nuove sfide
Il lavoro agile è ormai una realtà per oltre la metà delle imprese bergamasche (52%), percentuale che sale al 65% nelle aziende con oltre 100 dipendenti. Una flessibilità organizzativa che si accompagna alla trasformazione tecnologica: il 70% delle imprese ha già introdotto o sta valutando soluzioni basate su intelligenza artificiale. Tuttavia, il percorso è ancora in salita: ostacoli tecnici, carenza di competenze e resistenze interne frenano l’adozione su larga scala.
Secondo il report, l’IA è vista come un asset strategico, in grado di migliorare efficienza, qualità e innovazione. Ma per sfruttarne appieno il potenziale, sarà necessario investire nella formazione e in figure professionali specializzate, valorizzando le risorse umane come leva centrale del cambiamento.
Un contesto demografico e normativo in trasformazione
A rendere più complesso il quadro c’è il contesto demografico: la disoccupazione a Bergamo è scesa all’1,6%, con un tasso di attività femminile in netto recupero, che ha quasi colmato il gap rispetto a quello maschile nella fascia 25-34 anni (77,4% contro 88,6%).
A livello normativo, però, persistono rigidità contrattuali che spingono molte aziende a preferire contratti individualiper avere maggiore flessibilità su mansioni, orari e durata. Come ha spiegato Stefano Malandrini, responsabile dell’area lavoro di Confindustria Bergamo, “le dinamiche produttive richiedono modelli contrattuali più flessibili, in grado di adattarsi alle variazioni del mercato”.
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