Autolesionismo giovanile: una crescente emergenza

Nel triennio 2020-2022 i casi di ingestione di sostanze velenose tra i 10 e i 17 anni sono raddoppiati rispetto al quinquennio precedente

Negli ultimi anni, si è assistito a un preoccupante aumento delle consulenze richieste al Centro Antiveleni dell’Asst Papa Giovanni per casi di ingestione di sostanze nocive da parte di adolescenti tra i 10 e i 17 anni. Tra le cause di questo fenomeno in crescita si annoverano fragilità, ansie e isolamento sociale, che spingono sempre più giovani a compiere azioni di autolesionismo, alcune delle quali tragiche. Tra le pratiche “in voga,” l’abuso di farmaci e l’assunzione volontaria di sostanze nocive, facilmente reperibili in casa o tramite acquisti online.

I dati preoccupanti del Centro Antiveleni

Il Centro Antiveleni (Cav) dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha svolto un ruolo cruciale nel raccogliere dati su questo allarmante fenomeno. Secondo il dottor Giuseppe Bacis, responsabile del centro, “Il numero di accessi al pronto soccorso per assunzione volontaria di farmaci o altre sostanze nocive da parte degli adolescenti è in costante aumento negli ultimi anni, coinvolgendo sia il territorio bergamasco che l’intero Paese”.

Tra il 2015 e il primo semestre del 2023, il Cav di Bergamo ha registrato un aumento significativo del 126% nel numero delle consulenze per episodi che hanno coinvolto adolescenti tra i 10 e i 17 anni. Nel 2015, il 15,05% dei tentati suicidi adolescenziali era dovuto all’ingestione volontaria di sostanze nocive o farmaci, mentre nel 2022 questa percentuale è salita al 34,09%. Nei primi sei mesi del 2023, la percentuale si è stabilizzata al 28,3%.

Autolesionismo: l’aumento negli ultimi anni

Nel periodo 2015-2019, il Centro Antiveleni dell’Asst Papa Giovanni XXIII aveva registrato un totale di 295 casi, con una media di 59 all’anno. Tuttavia, tra il 2020 e il 2022, i casi sono aumentati a 354, con una media di 118 all’anno, praticamente il doppio. E nei primi sei mesi del 2023, sono stati registrati 62 casi. Analizzando specificamente la provincia di Bergamo, nel periodo 2015-2019 i casi sono stati 109, con una media di 22 all’anno, mentre sono aumentati a 117 (in media 39 all’anno) nel periodo 2020-2022, con un incremento medio del 77%, e sono stati 23 nei primi sei mesi di quest’anno.

Le sostanze coinvolte e le misure di soccorso

La maggior parte degli episodi riguarda l’assunzione di farmaci, in particolare quelli da banco (76%), seguiti dall’uso di prodotti per uso domestico come detersivi o sostanze corrosive (14%). Nel 10% dei casi, gli adolescenti avevano assunto volontariamente altre sostanze velenose per l’organismo.

Fortunatamente, nella quasi totalità dei casi, è possibile intervenire in modo tempestivo per superare la fase acuta tramite trattamenti che includono la decontaminazione gastrica, terapie di supporto e antidoti specifici. Dopo le prime 24-48 ore, i pazienti vengono poi presi in carico dalla Neuropsichiatria infantile per una valutazione e l’inizio di un percorso di cura psicologica e, se necessario, farmacologica. Tuttavia, ci sono situazioni in cui non è possibile invertire gli effetti delle sostanze assunte, spesso dovuto alla quantità elevata di sostanze nel corpo o a chiamate ai soccorsi tardive.

Misure di prevenzione in atto

Dinanzi all’aumento delle segnalazioni da parte dei Centri Antiveleni a livello nazionale riguardo all’ingestione intenzionale di sostanze chimiche velenose da parte degli adolescenti, la direzione sanitaria di Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) ha intrapreso misure preventive. Da agosto, le automediche e gli elicotteri dell’elisoccorso regionale sono stati dotati di un farmaco antidoto, da utilizzare in emergenza per cercare di bloccare gli effetti delle sostanze ingerite prima che sia troppo tardi. Questa iniziativa si rivela essenziale per mitigare i rischi associati a questo grave problema di salute giovanile e per cercare di proteggere il futuro delle generazioni in difficoltà.

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