Il quesito referendario numero 4, che sarà sottoposto agli elettori l’8 e 9 giugno, ha acceso il confronto tra sindacati e imprese sulla questione della responsabilità in caso di infortuni sul lavoro all’interno degli appalti. Promosso dalla Cgil, il quesito propone l’abrogazione della norma che esclude oggi la responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore in caso di incidente causato da rischi specifici legati all’attività appaltata.
Secondo la Cgil, l’obiettivo è ristabilire una garanzia di tutela per i lavoratori simile a quella prevista prima del 2007, permettendo loro, in caso di infortunio, di ottenere un risarcimento integrale anche da soggetti diversi dal datore di lavoro diretto. In questo modo, il cosiddetto “danno differenziale” – cioè la parte di risarcimento non coperta dall’Inail – potrebbe essere riconosciuto dal giudice anche a carico del committente.
Per Angelo Chiari, responsabile Sicurezza sul lavoro della Cgil di Bergamo, la proposta è una risposta concreta a un’emergenza nazionale: oltre 1.000 morti sul lavoro e circa mezzo milione di infortuni denunciati ogni anno. «Estendere la responsabilità ai committenti rafforzerebbe le tutele e spingerebbe le imprese a non abbassare la guardia su sicurezza e diritti. Questo metterebbe in difficoltà le aziende scorrette, tutelando chi lavora secondo le regole».
Di tutt’altro parere gli esponenti di Confindustria Bergamo. Agostino Piccinali, presidente del Gruppo Meccatronici, ha espresso preoccupazione per l’effetto distorsivo del referendum: «Allargare il campo delle responsabilità rompe l’equilibrio delle strutture aziendali e genera incertezza legale. Così si lascia troppo spazio alla discrezionalità del giudice, rischiando di penalizzare chi non ha colpe dirette».
Anche Paolo Rota, vicepresidente di Confindustria Bergamo, pur riconoscendo la gravità degli infortuni, critica la via referendaria. «Non si combatte l’illegalità con un quesito abrogativo. Quando in azienda si verifica un grave incidente è una tragedia per tutti, non solo per chi subisce il danno. La sicurezza non è un campo di battaglia tra parti sociali: chi antepone il profitto alla salute è un delinquente, e questo va perseguito con strumenti più efficaci del referendum».
Il referendum non vuole introdurre nuove norme ma eliminare una che, secondo i promotori, riduce le responsabilità nei rapporti d’appalto. La posta in gioco riguarda l’equilibrio tra tutele per i lavoratori e chiarezza nei doveri aziendali, in un contesto che vede il tema della sicurezza sempre più centrale nel dibattito pubblico e politico.
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