L’inaugurazione e la sede
La mostra “Ἀλήθεια.2025 (alìtheia in greco moderno e alètheia in antico, NdR) – Svelamento” di Renata Petti apre i battenti sabato 20 settembre 2025 alle 17:30 presso il BACS – Between Contemporary Art and Sociology, in via Donizetti 42 a Leffe (Bergamo). L’installazione site specific, curata da Stefano Taccone, resterà visitabile fino al 19 ottobre 2025. Per accedere dopo l’inaugurazione è necessario prenotare scrivendo a bacs.leffe@gmail.com.
La ricerca artistica di Renata Petti
L’attività recente di Petti non può essere compresa senza considerare il suo lungo percorso formativo e creativo. Laureata in architettura, sottolinea: «L’architettura è tecnica, progettazione, storia, arte: è vita. L’architetto deve avere una preparazione in tutti questi campi».
La sua produzione scultorea, durata decenni, si è contraddistinta per l’uso di materiali diversi: «l’argilla, il gesso, il ferro, le lamiere zincate, il cemento, l’alluminio, le fusioni di bronzo e materiali vari», pur privilegiando sempre l’argilla, definita «materiale madre che contiene in sé tutti gli altri».
Dall’argilla al digitale, e ritorno all’analogico
Negli anni Novanta Petti si confronta con il computer, che considera un “secondo forno ceramico”. Dopo aver digitalizzato le fotografie delle opere, osserva: «Le mie materie, textures, ‘pelle ceramica’ si amplificano e si ridefiniscono. Una serie di miei lavori si intitola Il profondo è la pelle, proprio perché la pelle registra tutto ciò che avviene nel mondo. L’argilla potenzia la sensorialità e la percezione del corpo, l’immagine virtuale».
Pur avendo esplorato l’elettronico, negli ultimi anni Petti sceglie la fotografia analogica, privilegiando lentezza, artigianalità e imperfezione come forma di “slow vision”, in contrapposizione alla velocità e al rischio di disumanizzazione delle tecnologie digitali.
Il valore della memoria e la dimensione labirintica
Le opere fotografiche si trasformano a seconda dello spazio espositivo. Nel 2023 a Napoli prendono la forma di λαβύρινθος, mentre a Leffe occupano le pareti, per sciogliere la difficoltà fruitiva e realizzare appieno il processo di ἀλήθεια. Come nota Iain Chambers: «Le immagini non esistono solo come oggetti, ma si propongono come istanze di interruzione, di interrogazione. Graffiano lo sguardo e rendono contemporaneo il passato. In quel momento il passato non è solo dietro di noi, ma anche accanto a noi. Piegando il tempo e il luogo attraverso questo scambio, le coordinate stabili di separazione tra tempo e spazio, passato e presente, si dissolvono in una miscela vissuta nella profondità di un labirinto transitorio».
Corpo, natura e monito ecologico
Gli autoritratti di Petti, osserva il curatore Stefano Taccone, non sono mai autoreferenziali: il corpo dell’artista si “desoggettivizza”, divenendo archetipo comune e combinandosi con immagini di animali in via di estinzione e di piante. Ciò suggerisce una continuità tra le specie che funge da monito contro gli squilibri ambientali.
Nelle sue riflessioni, Petti richiama con forza le minacce globali: deforestazione, scioglimento dei ghiacciai, allevamenti intensivi, combustione dei fossili, conflitti diffusi. Termini concreti che configurano una condizione di disumanizzazione, a cui l’artista oppone la scelta dell’analogico come strategia di resistenza.
La verità velata
Il titolo Ἀλήθεια richiama la tensione verso la verità. Petti parte dalla lezione di Jean Baudrillard: la realtà non è più nascosta, ma resa invisibile da un eccesso di perfezione visiva. Da qui l’uso esclusivo della scala di grigi e di tecniche analogiche come sfocature, doppie esposizioni, inversioni cromatiche e sfasature dimensionali.
Un linguaggio che non intende confondere la verità con l’iperreale, ma aprire al “percepire ulteriore”, a un immaginario che trascende i sensi e si radica nel mentale.

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