Il processo penale telematico, previsto dalla riforma Cartabia e finanziato con fondi del Pnrr, subisce un nuovo slittamento. Il Tribunale di Bergamo ha disposto la proroga dell’utilizzo del doppio canale fino al 31 gennaio 2026. Gli avvocati potranno quindi continuare a depositare atti anche in modalità cartacea o tramite posta elettronica certificata (Pec), a causa delle persistenti criticità nella piattaforma digitale.
L’obiettivo originario era avviare dal 1° gennaio 2025 la digitalizzazione completa del deposito atti anche nel penale, replicando quanto già realizzato nel processo civile. Tuttavia, l’App 2.0, strumento centrale del nuovo sistema informatico, presenta ancora numerosi malfunzionamenti. Ritardi, blocchi e difficoltà nella profilazione degli utenti impediscono un funzionamento affidabile.
Il provvedimento, firmato il 30 settembre dal presidente vicario del Tribunale di Bergamo, Vito Di Vita, conferma che le condizioni tecniche non sono ancora sufficienti per garantire l’obbligatorietà del deposito telematico. La decisione arriva dopo due precedenti proroghe – a gennaio e ad aprile 2025 – che già avevano segnalato problemi strutturali non risolti.
La misura è precauzionale: come spiegato nel decreto, è necessario mantenere il doppio binario per consentire ulteriori verifiche sulla corretta profilazione degli utenti, sistemare le credenziali di accesso e testare le funzionalità recentemente introdotte. Le criticità coinvolgono l’intera infrastruttura informatica, gestita a livello ministeriale, e non riguardano solo Bergamo.
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, Giulio Marchesi, ha sottolineato che non si chiede la sospensione del progetto, ma che l’app funzioni in modo efficiente. “Finché l’applicativo non è operativo, il doppio sistema è l’unica soluzione praticabile”, ha dichiarato, ricordando come vi sia un confronto costante tra avvocatura e uffici giudiziari. Le segnalazioni sono numerose e condivise, e ci si aspetta una risposta concreta dal Ministero della Giustizia.
Il nodo più complesso resta la gestione di fascicoli misti, in parte digitali e in parte cartacei, che possono causare rischi di incompletezza e aumento del carico di lavoro. Anche se alcune parti dell’applicativo funzionano, l’adozione esclusiva è ancora inattuabile. I magistrati, ad esempio, possono redigere atti a mano che verranno poi digitalizzati, mentre gli avvocati possono continuare a usare la Pec.
Enrico Pelillo, presidente della Camera Penale di Bergamo, parla di un “rinvio inevitabile” e ricorda che anche il processo civile ha richiesto anni prima di entrare a regime. Tuttavia, nel penale i margini di errore sono minimi: i termini sono perentori e ogni disguido può avere conseguenze gravi sulla libertà personale o sulla sicurezza pubblica.
La piena digitalizzazione della giustizia penale appare quindi ancora lontana, nonostante le risorse investite e gli intenti riformatori. Il nuovo termine di gennaio 2026 rappresenta l’ennesima occasione per completare i necessari aggiornamenti tecnici e organizzativi. Resta da vedere se sarà davvero l’ultimo rinvio.
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