Omicidio Claris, chiesto il processo per De Simone: udienza fissata l’11 marzo

Il 19enne è accusato di omicidio volontario e porto abusivo d’armi per la coltellata che uccise Riccardo Claris a Bergamo

La Procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio di Jacopo De Simone, 19 anni, accusato di omicidio volontarioe porto abusivo d’armi per l’uccisione di Riccardo Claris, 26 anni, avvenuta la sera del 4 marzo 2025 a pochi passi dallo stadio. L’udienza preliminare è stata fissata per l’11 marzo davanti al gup Riccardo Bonifacio, come disposto dal tribunale.

La richiesta porta la firma del pubblico ministero Maria Esposito. De Simone è detenuto nel carcere di Brescia e, qualora venisse ritenuta sussistente l’aggravante dei futili motivi legati a rivalità calcistiche, non potrebbe accedere a riti alternativi. Un’ipotesi accusatoria particolarmente grave, poiché l’aggravante contestata prevede l’ergastolo. Sul punto, il mondo ultras ha preso le distanze dall’episodio, pur esprimendo fermo sostegno alla famiglia della vittima, costituita parte offesa: la madre Alessandra Feroldi, la sorella Barbara Claris e la nonna Barbara Agazzi.

La ricostruzione dei fatti colloca l’origine della vicenda al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, noto ritrovo del tifo atalantino. Qui, secondo gli atti, un gruppo di giovani di fede interista, tra cui De Simone, avrebbe pronunciato frasi e intonato cori ritenuti provocatori dal gruppo di tifosi atalantini, del quale faceva parte anche Claris. Il confronto verbale sarebbe poi degenerato, proseguendo fino a via dei Ghirardelli, sotto l’abitazione della famiglia De Simone.

A quel punto, secondo la ricostruzione accusatoria, il 19enne avrebbe percepito di essere braccato, arrivando a definire gli altri come “una mandria di animali”. Salito in casa, De Simone avrebbe preso un coltello e sarebbe tornato in strada, nonostante il tentativo della madre di placare gli animi. È qui che, sempre secondo il gip, avrebbe colpito Riccardo Claris alle spalle, sferrando la coltellata mortale. Un gesto ritenuto animato da intenti di vendetta e di giustizia privata.

Il procedimento giudiziario si presenta complesso e delicato, anche per la presenza di procedimenti paralleli. Tre amici della vittima risultano infatti indagati per minacce aggravate in fascicoli autonomi rispetto a quello principale a carico di De Simone. Si tratta di posizioni distinte che verranno valutate separatamente dall’autorità giudiziaria.

Sul piano difensivo, De Simone è assistito dall’avvocato Luca Bosisio, mentre i tre indagati nei procedimenti autonomi sono difesi dall’avvocato Marco Saita. All’udienza dell’11 marzo, il gup dovrà valutare la tenuta dell’impianto accusatorio, pronunciandosi sull’eventuale rinvio a giudizio e sulla sussistenza dell’aggravante contestata dalla Procura.

L’omicidio di Riccardo Claris ha scosso profondamente la città di Bergamo, riaccendendo il dibattito su violenza, rivalità calcistiche e responsabilità individuali. La vicenda giudiziaria entra ora in una fase cruciale, nella quale saranno chiamate a confrontarsi le ricostruzioni dell’accusa e della difesa, con l’obiettivo di accertare le responsabilità penali e restituire risposte alla famiglia della vittima e alla comunità.

Redazione

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