Davanti alla Corte d’Assise di Bergamo, Jacopo De Simone, 19 anni, imputato per l’omicidio e attualmente detenuto a Cremona, ha reso dichiarazioni spontanee, ribadendo la versione già fornita agli inquirenti: «Lui mi ha colpito con una catena, io ho reagito per difendermi».
La versione dell’imputato
Nel suo intervento, pronunciato con voce flebile, il giovane ha ricostruito i momenti che hanno preceduto il dramma. Tutto sarebbe iniziato all’interno del Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, dove avrebbe intonato un coro calcistico legato all’Inter.
Secondo il suo racconto, Riccardo Claris lo avrebbe insultato e minacciato. «Mi sono scusato e sono uscito dal locale, ma la situazione è peggiorata. C’era un gruppo numeroso che ci seguiva e ci insultava», ha spiegato.
Successivamente, lui e gli amici si sarebbero diretti verso casa. Una volta arrivato, avrebbe appreso che il fratello gemello era rimasto indietro insieme alla fidanzata.
«La paura ha preso il sopravvento. Non ho pensato a chiamare le forze dell’ordine. Ho preso un coltello e sono sceso soltanto per aiutare mio fratello», ha dichiarato.
L’incontro con Claris sarebbe avvenuto poco dopo. «Mi ha colpito con una catena e io ho reagito. Ho sferrato una coltellata, il coltello si è spezzato e mi è caduto di mano».
Al termine delle sue dichiarazioni, De Simone ha rivolto parole di scuse alla famiglia della vittima: «So che forse le mie parole non hanno valore, ma chiedo perdono. Vivo ogni giorno con il peso di aver tolto la vita a un ragazzo così giovane».
Il dolore della madre: «In casa è sceso il silenzio»
Prima dell’intervento dell’imputato, la madre di Riccardo, Alessandra Feroldi, aveva lasciato temporaneamente l’aula. Successivamente ha raccontato ai giudici il vuoto lasciato dal figlio.
«Da quando Riccardo non c’è più, in casa è sceso il silenzio», ha detto con emozione.
La donna ha ricordato il percorso del figlio, laureato in Finanza in Lussemburgo e recentemente assunto a Milano con un contratto a tempo indeterminato. Era inoltre una figura fondamentale per la sorella Francesca, affetta da disabilità.
«Si occupava di lei con amore. Dopo la morte del padre, era sempre tornato a casa per starci vicino. Poi il 4 maggio me l’hanno portato via».
La madre ha descritto anche il difficile periodo successivo alla tragedia: «Ho cambiato casa perché era troppo doloroso restare lì. Vedevo ovunque la violenza che aveva distrutto la mia famiglia».
La sorella: «Ho avuto paura anche di uscire»
Particolarmente toccante anche la testimonianza di Barbara, sorella di Riccardo.
«Per mesi non sono riuscita nemmeno a usare un coltello in cucina. Avevo paura di tutto, anche di uscire di casa», ha raccontato a L’Eco di Bergamo.
Barbara ha parlato anche degli episodi di ostilità vissuti dopo la morte del fratello, riferendo di scritte offensive e messaggi ricevuti sui social.
«Una persona mi ha scritto: “Il nostro amico è in carcere, che giustizia volete ancora?”. Io invece continuo a chiedermi perché sia successo tutto questo».
Un processo ancora aperto
Il dibattimento proseguirà nelle prossime settimane. La Corte dovrà ora valutare le responsabilità dell’imputato e ricostruire nel dettaglio la dinamica di quella notte.
Resta il dolore di una famiglia che ha perso un figlio e un fratello, e quello di una città ancora profondamente segnata da una tragedia che ha lasciato ferite difficili da rimarginare.
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