La decisione del Tribunale sul caso Cavalleri
Si è concluso il processo di primo grado relativo al crac della Cavalleri Ottavio spa di Dalmine, procedimento nato dall’accusa di bancarotta fraudolenta. La sentenza ha portato a due assoluzioni complete e a due condanne per responsabilità limitate soltanto ad alcune delle contestazioni formulate durante il processo.
Sono stati assolti da tutte le accuse i componenti del Collegio sindacale Alberto Ramadori, difeso dagli avvocati Oliviero De Carolis e Lorenzo Contrada del foro di Roma, ed Edoardo Rosati, assistito dagli avvocati Oliviero De Carolis e Salvino Mondello, anch’essi del foro romano.
Le condanne per Musarra e Arati
Il collegio giudicante ha invece riconosciuto responsabilità parziali per Vincenzo Musarra, assistito dall’avvocato Giuseppe Scozzari del foro di Palermo. Musarra ricopriva il ruolo di presidente del Consiglio di amministrazione fino al luglio 2013, oltre ad essere stato amministratore unico e successivamente liquidatore della società Lavori Generali Srl, nonché amministratore unico della società Cavalleri Infrastrutture Srl.
Per lui è arrivata una condanna a cinque anni di reclusione.
Condannato anche Simone Arati, difeso dall’avvocato Cristian Mongodi del foro di Brescia, professionista incaricato della redazione delle perizie di conferimento relative ai rami d’azienda trasferiti alle società Lavori Generali Srl e Cavalleri Immobiliare Srl. La pena stabilita è stata di tre anni e mezzo.
Risarcimento e provvisionale da dieci milioni
Oltre alle condanne penali, entrambi gli imputati dovranno affrontare il risarcimento del danno in sede civile e il pagamento di una provvisionale pari a dieci milioni di euro in favore della parte civile rappresentata dal fallimento della Impresa Cavalleri Ottavio spa, assistita dall’avvocato Marco De Cobelli.
Dopo la lettura del dispositivo, gli avvocati Scozzari e Mongodi non hanno commentato la decisione del collegio giudicante, precisando però che le motivazioni saranno depositate successivamente. I difensori hanno inoltre evidenziato come anche gli esiti della perizia disposta dal tribunale avessero escluso responsabilità nei confronti dei loro assistiti.
Il fallimento della Cavalleri Ottavio e l’inchiesta sulla bancarotta
La vicenda giudiziaria riguarda il fallimento della Cavalleri Ottavio spa, dichiarato il 13 giugno 2017. Il procedimento per bancarotta fraudolenta aveva coinvolto complessivamente otto persone accusate di aver contribuito a generare un dissesto economico stimato in 71 milioni di euro nelle casse societarie.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbero state realizzate operazioni finalizzate a rappresentare una situazione economica più solida rispetto alla realtà , con l’obiettivo di evitare il fallimento nel 2013.
L’aumento dei debiti e le contestazioni della procura
Nel periodo compreso tra la richiesta di concordato preventivo del 25 novembre 2013 e il giugno 2017, secondo gli inquirenti, i debiti della società sarebbero aumentati da 22 milioni a oltre 93 milioni di euro.
Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stata effettuata una sovrastima delle riserve e sarebbero state create società controllate appartenenti alla galassia Cavalleri, in particolare Lavori Generali e Cavalleri Immobiliare, con l’obiettivo di alleggerire i bilanci della società principale.
I patteggiamenti e gli altri imputati coinvolti
Tra le otto persone inizialmente indagate, nel 2020 tre scelsero il patteggiamento.
Tra queste figurava Gregorio Cavalleri, condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi. Cavalleri era liquidatore della società ed era stato indicato come amministratore di fatto delle controllate Lavori Generali Srl, Cavalleri Infrastrutture Srl e Cavalleri Immobiliare Srl.
Gli altri cinque imputati decisero invece di affrontare il dibattimento.
L’assoluzione del commercialista Giorgio Berta
Il 20 febbraio 2025 è arrivata anche l’assoluzione per il commercialista Giorgio Berta, pronunciata per intervenuta prescrizione, nonostante la sua rinuncia alla prescrizione.
Per il professionista la stessa Procura aveva chiesto l’assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto». Anche la difesa aveva richiesto un’assoluzione nel merito, sostenendo che il Tribunale, i commissari giudiziali e i curatori avessero già considerato corrette le sue asseverazioni.
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