Nuovo ponte sull’Adda, due ipotesi sul tavolo: servono almeno 220 milioni

Presentati i progetti per un viadotto alternativo al San Michele: al vaglio le soluzioni tra Capriate-Bottanuco e Suisio-Medolago

L’area dell’Isola potrebbe presto vedere la nascita di un nuovo ponte stradale sull’Adda, una risposta concreta alla crescente pressione del traffico che da anni congestiona l’attuale attraversamento tra Capriate e Trezzo, ormai considerato prossimo al collasso e limitato al transito di mezzi sotto le 20 tonnellate.

Due le ipotesi progettuali presentate nei giorni scorsi ai sindaci della zona, nel corso di un incontro nella sede della Regione Lombardia a Bergamo. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Terzi, il presidente della Provincia Pasquale Gandolfi e il CEO di CAL (Concessioni Autostradali Lombarde) Gianantonio Arnoldi, che ha illustrato le soluzioni in esame. Il costo stimato oscilla tra i 220 e i 250 milioni di euro.

Ipotesi 1: collegamento tra San Gervasio e Cerro

La prima opzione prevede la realizzazione di un ponte tra San Gervasio (Capriate) e Cerro (Bottanuco), lungo l’asse della mai realizzata tratta D lunga della Pedemontana lombarda. Nonostante il progetto autostradale sia stato archiviato, i vincoli territoriali restano ancora attivi, facilitando dunque l’iter burocratico per questa soluzione. A sostenerlo è anche il sindaco di Capriate, Cristiano Esposito, secondo cui questa è l’ipotesi “più facilmente perseguibile” dopo oltre 20 anni di attese e progetti mai concretizzati.

In termini di viabilità, il nuovo ponte sarebbe collegato, lato bergamasco, con la provinciale 170 Rivierasca e la 155 Ponte San Pietro-Capriate, mentre sul versante milanese raggiungerebbe direttamente il casello autostradale di Trezzo sull’A4, offrendo così un’alternativa concreta ai mezzi pesanti, oggi costretti a entrare in autostrada.

Ipotesi 2: il ponte tra Suisio e Medolago

La seconda ipotesi riguarda un ponte tra Suisio e Medolago, in un’area compresa tra due ambiti estrattivi del territorio. Qui sono stati studiati due possibili tracciati viari di collegamento:

  • Il primo, più “alto”, congiungerebbe la nuova infrastruttura alla Rivierasca, per poi attraversare l’area tra Terno d’Isola e Chignolo, e collegarsi prima alla SP160 Terno-Madone, quindi alla SP166, facilitando l’accesso alla Briantea e all’Asse interurbano.

  • Il secondo, definito “medio”, si dirigerebbe verso sud, connettendosi con la SP158 Bonate Sotto-Suisio e infine con la SP155 nei pressi di Bonate Sotto.

Su questa ipotesi, il sindaco di Terno, Gianluca Sala, ha sottolineato a L’Eco di Bergamo la necessità di evitare un effetto collaterale: “Attenzione a non creare nuove direttrici di traffico che attraversino i centri abitati. Serve puntare su connessioni extraurbane.

Verso la scelta definitiva

L’incontro in Regione rappresenta solo il primo passo di un percorso che si preannuncia complesso. Nessuna delle due soluzioni è stata ancora scelta, e serviranno ulteriori approfondimenti tecnici, a partire da uno studio sul traffico per valutarne l’impatto sulla viabilità locale. Come ha sottolineato il sindaco di Bottanuco, Rossano Pirola, “sono ancora troppo pochi gli elementi per poter decidere: sarà fondamentale capire quale progetto produce i minori effetti collaterali sul territorio.

Una volta selezionata l’opzione preferita, si dovrà procedere con l’iter autorizzativo e l’individuazione delle risorse finanziarie necessarie, partendo dalla progettazione esecutiva. Intanto, i comuni coinvolti – tra cui Capriate, Bottanuco, Terno d’Isola e Bonate Sotto – si sono detti disponibili a collaborare per portare avanti l’opera, ritenuta da tutti “non più rinviabile”.

Redazione

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