Quindici anni di carcere per Rocco Modaffari, 59 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio di Roberto Guerrisi, ucciso con un colpo di pistola al volto il 28 dicembre 2024 davanti alla rivendita d’auto “Db Car” di Pontirolo Nuovo. La condanna è arrivata ieri al termine del giudizio abbreviato, con il giudice per l’udienza preliminare Federica Gaudino che ha escluso la legittima difesa ma ha riconosciuto la provocazione, in seguito alle dinamiche che avevano preceduto il delitto.
Una vicenda familiare degenerata in tragedia
L’omicidio è maturato in un contesto di forte tensione tra due famiglie: il movente è legato all’aggressione subita dalla figlia di Roberto Guerrisi, picchiata la sera precedente dal fidanzato Luigi Bonfiglio, nipote dell’imputato. Guerrisi si era presentato due volte alla Db Car, cercando un chiarimento che si è presto trasformato in scontro fisico.
Nel secondo episodio, il cancello della ditta era chiuso. Secondo quanto emerso dalle telecamere di sorveglianza, i due gruppi familiari discutevano a distanza, separati dalla recinzione, quando Modaffari ha esploso due colpi di pistola, uno dei quali ha colpito in volto il 42enne di Boltiere, causandone la morte. Il giudice ha stabilito che l’uomo fosse disarmato e al di là del cancello, escludendo quindi la legittima difesa.
Condanna ridotta dal rito abbreviato
La pena è stata ridotta di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato, possibile in assenza di aggravanti. I 15 anni includono anche la condanna per detenzione illegale di una pistola con matricola abrasa, una Beretta calibro 6.35, e la ricettazione dell’arma.
Il pubblico ministero Giampiero Golluccio aveva chiesto 17 anni e 8 mesi, escludendo l’attenuante della provocazione. A sostenerla, invece, il legale di Modaffari, l’avvocato Emanuele Occhipinti, che in prima istanza aveva invocato la legittima difesa o l’eccesso colposo.
Il risarcimento per i familiari e le altre inchieste aperte
Il gup ha disposto un risarcimento provvisionale di 35.000 euro per ciascuna delle sei parti civili, ovvero la moglie, i tre figli (uno dei quali minorenne), il padre e una sorella della vittima.
Il fratello di Roberto Guerrisi, Salvatore, ha dichiarato: «Di fronte a una tragedia simile, non c’è condanna che possa bastare». Ha inoltre riferito di essere stato sfiorato da un proiettile al gomito, ferita non contestata nell’imputazione.
L’indagine, però, non si chiude qui: Domenico Bonfiglio, titolare della concessionaria e cognato dell’imputato, è indagato per favoreggiamento, con l’accusa di aver nascosto l’arma usata da Modaffari. Inoltre, per Luigi Bonfiglio, coinvolto nel pestaggio della giovane donna, risulta aperto un fascicolo per lesioni.
Il contesto del delitto: tensioni e violenza reciproca
Secondo la ricostruzione, Roberto Guerrisi aveva colpito con un pugno Domenico Bonfiglio e accoltellato alla spalla il fidanzato della sorella di quest’ultimo, durante un primo scontro nel piazzale della ditta. Dopo essersi allontanato, era tornato con alcuni parenti. Modaffari ha sparato mentre i Guerrisi si stavano presumibilmente allontanando, secondo quanto riferito da un testimone.
Modaffari, originario della Calabria, era stato arrestato e successivamente trasferito ai domiciliari presso l’abitazione della sorella a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Non era presente in aula al momento della lettura della sentenza.
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