Sanità, allarme pensionamenti in Bergamasca: entro il 2038 via 2.700 operatori

Uil Lombardia lancia l’allarme: a rischio il 30% degli attuali occupati. Marinoni: “I giovani cercano altro”. Solitro: “Senza attrattività, non colmeremo il vuoto”

malattia

La sanità bergamasca si prepara a fronteggiare una vera e propria emergenza occupazionale, con oltre 2.700 pensionamenti previsti entro il 2038. È quanto emerge da uno studio della Uil Lombardia, che segnala una “gobba pensionistica” in arrivo per tutto il comparto sanitario, con conseguenze potenzialmente critiche per ospedali e servizi territoriali.

Secondo le proiezioni, il 30% degli attuali operatori uscirà dal servizio nei prossimi tredici anni. I dati si basano sull’analisi della forza lavoro del Ministero della Salute e indicano, solo in provincia di Bergamo, 2.791 pensionamenti su poco più di 9.200 addetti complessivi. Il picco si registrerà tra il 2034 e il 2038, con oltre 1.800 uscite previste in quel quinquennio. A livello regionale, si stimano oltre 34.000 cessazioni nello stesso periodo.

Medici e infermieri, i numeri della carenza

Il dettaglio delle professioni fotografa la portata del problema:

  • 390 medici in uscita (su circa 1.300 in servizio), quasi il 29% del totale;

  • 863 infermieri, pari al 23,6% dei 3.700 attivi;

  • Oltre 200 operatori socio sanitari, una cinquantina di ostetriche e più di 100 tecnici sanitari;

  • L’incidenza più elevata riguarda i tecnici della prevenzione, con una perdita potenziale del 44% del personale.

«Questi dati sono il segnale di un’emergenza sociale», ha dichiarato Salvatore Monteduro, segretario confederale della Uil Lombardia. «Il rischio concreto è che i servizi non reggano l’urto. Perdere migliaia di operatori senza un adeguato ricambio significa peggiorare drasticamente la qualità e i tempi di cura per i cittadini».

Marinoni (Ordine dei Medici): «Serve una svolta sulla medicina di base»

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, Guido Marinoni, sottolinea a L’Eco di Bergamo come il ricambio generazionale sarà lento e disomogeneo: «I primi segnali positivi si vedranno solo dal 2029, quando entreranno in servizio i neolaureati che hanno iniziato a studiare negli anni del potenziamento delle iscrizioni», spiega. Ma avverte: «La medicina generale resta poco attrattiva, si preferiscono specializzazioni ospedaliere con maggiore flessibilità e possibilità di libera professione».

Un ulteriore problema è rappresentato dall’assenza di una fascia intermedia generazionale: «Negli anni ’90 l’introduzione del numero chiuso e dei “rapporti ottimali” ha bloccato nuove assunzioni. Oggi abbiamo un divario tra giovani e anziani, e mancano i medici cinquantenni che potrebbero rappresentare una stabilità professionale».

Solitro (Ordine Infermieri): «Non si saturano nemmeno i corsi di laurea»

Per Gianluca Solitro, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche, l’emergenza vera è quella degli infermieri:
«Ne mancano già oggi circa un migliaio in provincia di Bergamo rispetto al fabbisogno reale», afferma. Il problema, però, non riguarda solo il presente, ma anche il futuro:
«I corsi di laurea in Infermieristica non riescono a coprire i posti disponibili. Il ricambio è a rischio».

La causa? Una scarsa attrattività della professione: «La retribuzione è inadeguata, le prospettive di carriera limitate. E molti lavorano nel settore privato, dove i contratti sono spesso meno tutelanti». La manovra economica in discussione non dà segnali incoraggianti: «Non ci sono misure strutturali per rilanciare il settore», denuncia Solitro.

 

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