Monte Pora, dietro le quinte della neve: lavoro, passione e sfide a bassa quota

Tra turni all’alba, notti al freddo e tecnologie avanzate, la stazione sciistica bergamasca racconta il lato nascosto dell’inverno: un impegno che dura tutto l’anno

Freddo, solitudine e fatica, ma anche tramonti spettacolari e senso di appartenenza: è questo il volto autentico del Monte Pora, località sciistica situata tra la Val Seriana e la Val Camonica, nel cuore delle Orobie, che resiste alla scarsità di neve naturale puntando su innovazione e dedizione.

A dare vita al comprensorio sono le persone che ci lavorano, ogni giorno e in ogni stagione. Tra loro, Fulvio Pasinetti, direttore delle piste da oltre trent’anni, e il figlio Gabriele, oggi responsabile dell’innevamento e battitore. Una vera questione di famiglia, che affonda le radici nella passione trasmessa da una generazione all’altra. Fulvio ha visto cambiare il Pora, soprattutto dopo il 2016, anno in cui la famiglia Radici – storica realtà del tessile bergamasco – ha investito per rilanciare la stazione. Da allora, nuovi impianti, servizi potenziati e una visione sempre più orientata alla destagionalizzazione.

Il lavoro sulle piste inizia alle 6.30 del mattino, con l’arrivo dei primi addetti. Nei weekend di alta stagione, la macchina operativa coinvolge fino a 80 persone. I turni sono lunghi, e gli operatori rientrano spesso a notte fonda, dopo aver battuto le piste con potenti gatti delle nevi come il Prinoth Leitwolf, veicolo da oltre mezzo milione di euro. Ma ogni sforzo è ripagato dalla bellezza di un tramonto sul Termen o dalla soddisfazione di garantire una giornata sicura e piacevole agli sciatori.

Uno dei principali ostacoli è il cambiamento climatico, che rende sempre più rare le nevicate naturali. Per questo motivo, la stazione si è dotata di due bacini da 40-45 mila metri cubi di acqua e di un sistema avanzato di innevamento programmato, capace di operare anche in condizioni limite grazie a sei torri di raffreddamento che portano l’acqua alla temperatura ideale. Il sistema idraulico, basato sul principio dei vasi comunicanti, distribuisce la neve artificiale in modo efficiente su tutto il comprensorio.

La sicurezza è al centro del lavoro quotidiano. Matteo Tomasoni, responsabile tecnico degli impianti, verifica ogni mattina la funzionalità di seggiovie e ski-lift, redige il diario di servizio e decide, in base al vento e alle condizioni meteo, se è possibile aprire o meno. “Il vento è il nostro peggior nemico”, afferma, sottolineando l’importanza di rispettare rigorosi protocolli di sicurezza.

Al termine della stagione sciistica, verso fine marzo, il lavoro non si ferma. La primavera è il momento della messa in sicurezza degli impianti, la rimozione di protezioni e reti. In estate, il Monte Pora si trasforma in meta per escursionisti ed E-biker, e gli operatori si dedicano a revisioni tecniche, collaudi e manutenzioni, fino al ritorno dell’autunno, quando inizia la preparazione per la stagione invernale successiva.

La vita in una piccola stazione sciistica come il Monte Pora è fatta di collaborazione, resilienza e passione. “Ormai faccio parte dell’arredamento”, scherza Fulvio, che conosce ogni metro di pista e ogni componente del suo team. “La professionalità dei miei ragazzi è il nostro vero valore aggiunto”, racconta con orgoglio. Perché in un ambiente spesso ostile e imprevedibile, quello che fa la differenza è il legame tra le persone, la fiducia costruita turno dopo turno, notte dopo notte

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