Bergamo risulta tra le province dove, proporzionalmente, i titolari delle PMI dovranno fare di meno i conti con la rivalutazione del Tfr (trattamento di fine rapporto). Quella bergamasca è infatti una delle province italiane dove risulta più bassa l’incidenza di PMI sul totale delle imprese, circa la metà.
I numeri nella provincia di Bergamo
Su un totale di 341.109 imprese nella provincia, le PMI (che hanno cioè meno di 50 dipendenti) sono 163.01, cioè il 52% del totale. E sono queste che saranno interessate dalle rivalutazioni dei Tfr per i dipendenti che hanno scelto di lasciarlo in azienda.
La rivalutazione del Tfr
Una stangata aggiuntiva per le aziende con meno di 50 dipendenti che l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre calcola in tutta Italia in almeno 6 miliardi di euro. Nel Nord, dove sono concentrate le imprese più grandi e strutturate, l’incidenza sarà proporzionalmente minore.
L’ammontare del Tfr accantonato in azienda viene infatti rivalutato (come previsto dalla legge) dell’1,5%, a cui si aggiunge il 75% della variazione dell’inflazione di dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Con l’inflazione che a dicembre 2022 è aumentata dell’11% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Per un lavoratore di una piccola azienda con 5 anni di anzianità la rivalutazione del Tfr peserà sul bilancio 2023 circa 593 euro in più rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Cifra che arriva a 1.375 euro con 10 anni di anzianità, a 2.003 euro con 15 e a 2.594 euro con 20 anni di servizio.
La stima
Occorre verificare quanti lavoratori abbiano deciso di lasciare in azienda il proprio Tfr, cosa che generalmente avvantaggia l’imprenditore, non costringendolo a sborsare subito quella voce di bilancio a favore del dipendente. Ma in generale, nei territori con più alta incidenza di PMI l’impatto della rivalutazione dei Tfr sui bilanci si farà sentire maggiormente.
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