L’Unione Europea, con l’ultima direttiva sulle emissioni industriali, ha innescato una serie di reazioni negative da parte del settore zootecnico, in particolare evidenziate dalle preoccupazioni di Coldiretti Bergamo. La cosiddetta “Direttiva ammazza stalle” è stata criticata per aver introdotto criteri più stringenti per l’ottenimento dell’autorizzazione di impatto ambientale, specialmente per le aziende avicole e suinicole. Secondo Gabriele Borella, presidente di Coldiretti Bergamo, questa normativa “rischia di far chiudere decine di allevamenti”, compresi quelli del territorio bergamasco, creando un clima di incertezza tra i produttori.
Un duro colpo per le piccole e medie imprese
La direttiva, che sembra escludere le stalle bovine, colpisce duramente le realtà produttive di medie e piccole dimensioni nel settore avicolo e suino. Si teme una sopravvivenza ristretta alle sole aziende di grandi dimensioni, accelerando un processo di polarizzazione che va contro gli obiettivi di mantenimento di un tessuto rurale vitale e diversificato. Le produzioni a Denominazione di origine protetta (DOP), cruciali per l’economia agroalimentare e turistica italiana, si trovano ad affrontare nuovi oneri, mettendo a rischio un segmento fondamentale dell’export nazionale.
Critiche alla base della direttiva
Coldiretti solleva dubbi sull’accuratezza e l’attualità dei dati che hanno fondato la direttiva, etichettandola come il frutto di un “approccio ideologico” che ignora gli sforzi degli allevatori per aumentare la sostenibilità delle loro pratiche. Queste misure, secondo l’associazione, potrebbero addirittura rivelarsi controproducenti per l’ambiente, limitando le aree a pascolo e minacciando la biodiversità .
La reazione del settore e le prossime mosse
Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, ha espresso la determinazione dell’associazione a cercare un intervento correttivo presso il nuovo Parlamento. La filiera zootecnica, che rappresenta il 35% dell’agricoltura nazionale e contribuisce significativamente all’economia con circa 55 miliardi di euro di valore e 800mila posti di lavoro, si trova in una posizione di grande vulnerabilità .
Conclusione, agricoltura vs. ambiente, un falso dilemma?
La critica principale alla direttiva riguarda la percezione di una contrapposizione artificiale tra agricoltura e tutela ambientale. Secondo Coldiretti, gli agricoltori, che gestiscono oltre la metà del paesaggio nazionale, dovrebbero essere considerati alleati nella promozione di pratiche sostenibili, piuttosto che ostacolati da normative restrittive. “Imbrigliare l’agricoltura in mille lacci e lacciuoli” non farà che compromettere lo sviluppo del settore, senza apportare benefici concreti all’ambiente o all’economia.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.