Siccità a Bergamo, allarme agricoltura: “Senza pioggia peggio del 2022”

Acqua sempre più scarsa e caldo prolungato mettono in difficoltà campi e allevamenti. A rischio soprattutto il secondo raccolto di mais, mentre nelle stalle la produzione di latte registra cali fino al 30%

campo secco agricoltura trattore

La combinazione tra siccità e temperature elevate sta mettendo sotto pressione l’agricoltura bergamasca, con conseguenze che riguardano sia le coltivazioni sia gli allevamenti. L’attenzione è rivolta soprattutto alle prossime settimane: secondo Coldiretti Bergamo, in assenza di precipitazioni significative, l’estate 2026 potrebbe diventare persino più difficile di quella del 2022, ricordata per la grave crisi idrica.

A preoccupare è in particolare il secondo raccolto di mais, per il quale la disponibilità d’acqua potrebbe non essere sufficiente. La situazione è già critica nel comprensorio agricolo del Brembo, dove il Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca ha dovuto ridurre l’irrigazione a causa della scarsità della risorsa.

Gli effetti delle alte temperature si fanno sentire anche nelle stalle. La produzione di latte è diminuita sensibilmente e alcuni allevatori segnalano anche la morte degli animali più fragili, incapaci di sopportare per periodi così lunghi temperature particolarmente elevate.

Irrigazione ridotta nel comprensorio del Brembo

Come ricorda L’Eco di Bergamo, la disponibilità idrica è diventata il principale problema per diverse aziende agricole della provincia. Nel comprensorio del Brembo l’acqua destinata all’irrigazione è stata dimezzata, obbligando gli agricoltori a stabilire quali colture privilegiare.

Tra chi sta affrontando questa situazione c’è Giuseppe Dalmaggioni, titolare di un’azienda agricola di Osio Sopra con circa 120 ettari di terreni. La scelta è stata quella di concentrare la poca acqua disponibile sul mais, rinunciando invece a irrigare i prati, ormai secchi.

Il problema riguarda soprattutto il secondo ciclo produttivo. Alcuni agricoltori hanno deciso di non procedere nemmeno con la semina proprio per evitare di sostenere costi senza avere la certezza di poter completare il raccolto. Chi invece ha seminato deve ora fare i conti con riserve idriche sempre più limitate.

Anche la roggia madre Brembilla sta mostrando segnali di difficoltà. L’aumento della disponibilità d’acqua che fino a poco tempo fa si registrava durante le ore notturne non sarebbe più sufficiente a garantire tranquillità alle aziende.

Il mais soffre anche per le temperature elevate

La scarsità d’acqua rappresenta soltanto una parte dell’emergenza. Il secondo elemento critico è costituito dal caldo persistente.

Per il mais, temperature che raggiungono 37-38 gradi possono creare difficoltà durante la fase della fecondazione, che normalmente avviene in condizioni termiche più contenute. Questo significa che anche riuscire a irrigare potrebbe non essere sufficiente a garantire una produzione regolare.

Una situazione che rende ancora più importante l’arrivo delle precipitazioni attese nelle prossime settimane.

Differente è invece il quadro per le aziende che dispongono di sistemi di irrigazione a pioggia collegati alle stazioni di pompaggio. Questi impianti consentono infatti di utilizzare circa un terzo dell’acqua necessaria rispetto all’irrigazione tradizionale a scorrimento.

A Zanica, ad esempio, l’azienda agricola di Giorgio Piovanelli è riuscita finora a garantire acqua sia al primo sia al secondo raccolto grazie a questo sistema. Anche in questo caso, tuttavia, le riserve non possono essere considerate illimitate.

Latte in calo e animali in difficoltà nelle stalle

La crisi climatica sta colpendo pesantemente anche il settore zootecnico. Il caldo prolungato riduce l’appetito delle bovine e, di conseguenza, anche la quantità di latte prodotto.

Nell’azienda di Dalmaggioni, che conta circa 180 capi, la produzione sarebbe diminuita del 20%. Ancora più consistente il calo segnalato dall’azienda Piovanelli, dove sono presenti circa 400 animali, 150 dei quali destinati alla mungitura: in questo caso la riduzione sarebbe arrivata tra il 25 e il 30%.

Le temperature restano elevate anche nelle ore notturne, quando all’interno delle stalle si possono registrare valori vicini ai 30 gradi. L’assenza di un significativo raffrescamento impedisce agli animali di recuperare dallo stress termico accumulato durante la giornata.

La situazione ha avuto anche conseguenze più gravi. Entrambe le aziende hanno segnalato la perdita di alcuni capi, soprattutto tra quelli maggiormente vulnerabili alle alte temperature.

Coldiretti guarda alle prossime piogge

Secondo il presidente di Coldiretti Bergamo, Gabriele Borella, fino a questo momento un’attenta gestione delle risorse disponibili ha permesso di limitare i danni e accompagnare il primo raccolto verso la fase della trinciatura.

La vera incognita riguarda però il secondo raccolto, che necessita ancora di diverse settimane prima di arrivare a maturazione. Saranno quindi decisive le condizioni meteorologiche del prossimo periodo.

Senza nuove precipitazioni, la situazione potrebbe deteriorarsi rapidamente, soprattutto se alle scarse riserve idriche continueranno ad accompagnarsi ondate di calore intense e prolungate.

Per Coldiretti, proprio la contemporanea presenza dei due fenomeni rappresenta il fattore che potrebbe rendere il 2026 particolarmente difficile. Il confronto è con il 2022, anno simbolo della crisi idrica, ma l’attuale combinazione tra siccità e temperature estreme rischia di produrre conseguenze ancora maggiori.

La speranza del comparto agricolo bergamasco è quindi affidata alle precipitazioni previste per la prossima settimana. La pioggia potrebbe risultare determinante per salvaguardare il secondo raccolto di mais e ridurre almeno in parte la pressione sulle aziende agricole e sugli allevamenti.

Redazione

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