Prima notte in carcere a Bergamo per Moussa Sangare, il 31enne che ha confessato l’omicidio di Sharon Verzeni. Si trova da solo in cella ed è continuamente sorvegliato, per evitare che possa compiere qualche gesto autolesionista. Su di lui vigilano anche gli psicologi del carcere.
Dove il 31enne al momento resta in silenzio. “Frastornato” lo ha definito il suo legale, Giacomo Mav, che è andato a trovarlo anche per avere elementi in vista dell’udienza di convalida del fermo davanti al gip. L’interrogatorio di garanzia è previsto per lunedì.
Moussa Sangare viveva con la madre, ex cuoca d’asilo, e la sorella, in locale al di sotto dell’abitazione dei familiari. I suoi genitori erano arrivati dall’africa. Lui è nato a Milano ed è cittadino italiano. Lui aveva sognato un futuro da rapper. Era disoccupato, ma aveva svolto alcuni lavori come aiutante in una pizzeria e come cameriere e lavapiatti, anche all’estero, prima di rientrare in Italia.
Quando è stato fermato, dopo aver confessato il femminicidio di Sharon Verzeni ed indicato il punto in cui aveva sotterrato il coltello (uno dei quattro con cui era uscito di casa quella maledetta sera), non ha dato una spiegazione. Ma la famiglia della ragazza, attraverso il proprio legale Luigi Scudieri, non vuole sentir parlare di “raptus”.
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