L’omicidio di Sharon Verzeni: il racconto dell’accusato davanti al gip

Lunedì mattina Moussa Sangare sarà interrogato in carcere per confermare la sua confessione sull'omicidio di Sharon Verzeni

Lunedì mattina, alle ore 9, Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, sarà interrogato nel carcere di via Gleno, Bergamo. Davanti al gip Raffaella Mascarino, il trentenne dovrà ripetere il suo agghiacciante racconto, che ha già confessato alla polizia. Sangare è attualmente detenuto in isolamento, sotto stretta sorveglianza e seguito dagli psicologi del carcere. Dopo il suo arresto, avvenuto nella notte di giovedì, l’uomo si è chiuso nel silenzio, lasciando dubbi sulla sua volontà di collaborare durante l’interrogatorio.

L’accusa è gravissima: omicidio aggravato da premeditazione e futili motivi. Sharon Verzeni, una donna di 33 anni residente a Terno d’Isola, è stata brutalmente uccisa nella notte del 30 luglio, colpita con quattro coltellate. Le indagini, insieme alla confessione dello stesso Sangare, hanno confermato che è stato lui a compiere il delitto. Nato a Milano da una famiglia di origine maliana, Sangare era disoccupato e aveva già un precedente per maltrattamenti verso la madre e la sorella, a cui aveva minacciato con un coltello. La notte dell’omicidio, aveva lasciato la sua abitazione con l’idea ossessiva di accoltellare qualcuno, trovando in Sharon la sua vittima. Prima di colpirla al cuore, le avrebbe detto: “Scusa per quello che ti sto per fare”.

Durante l’interrogatorio, Sangare ha usato spesso uno slang da rapper, un retaggio di un passato in cui aspirava a diventare cantante. Nel 2019, aveva anche tentato un provino per X Factor e collaborato con il cantante Izi nella canzone intitolata “Scusa”. All’epoca, era considerato un ragazzo promettente, prima che iniziasse una spirale discendente fatta di droghe sintetiche, viaggi turbolenti in Inghilterra e America, e un progressivo isolamento sociale.

La notte dell’omicidio, dopo essere partito da Suisio, dove abitava in una casa senza corrente, Sangare si è diretto a Terno d’Isola. Durante il tragitto, ha minacciato due adolescenti mostrando loro il coltello che aveva preso dalla cucina. Successivamente, ha individuato Sharon che passeggiava intorno all’una di notte, mentre ascoltava musica con le cuffie e guardava le stelle. L’ha aggredita da dietro, infliggendole un primo colpo al cuore. Dopo aver sentito Sharon chiedere “Perché?” per tre volte, le ha inflitto altre tre coltellate. Nonostante abbia cercato di chiamare il 118, Sharon è morta poco dopo aver riferito solo poche parole: “Mi ha accoltellata”.

Dopo il delitto, Sangare è fuggito in bicicletta verso Suisio, come confermato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza che lo mostrano pedalare velocemente. Nei giorni successivi, ha cercato di cancellare le prove seppellendo il coltello e distruggendo altri indizi. Nonostante i suoi tentativi di sfuggire alla giustizia, è stato riconosciuto grazie alla collaborazione di due uomini di origine marocchina che hanno identificato il sospetto nei frame delle telecamere.

Ora difeso dall’avvocato Giacomo Maj, Sangare dovrà rispondere delle sue azioni durante l’interrogatorio di convalida, che si terrà alla presenza del pm Emanuele Marchisio e del gip Raffaella Mascarino.

Redazione

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