Un’ispezione approfondita ha portato alla luce elementi cruciali nell’abitazione di Moussa Sangare, a Suisio. I carabinieri dei Ris di Parma hanno condotto un sopralluogo di cinque ore nella casa occupata da Sangare, situata al pianterreno di una palazzina in via San Giuliano. Durante l’operazione, sono stati sequestrati diversi oggetti di interesse investigativo, inclusi pezzi di biciclette che Sangare aveva modificato.
L’indagine ha rivelato che Sangare, 29 anni, era solito smontare e rimontare biciclette, inclusa quella usata per fuggire dopo l’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto la notte tra il 29 e il 30 luglio a Terno d’Isola. Le modifiche alla bicicletta avrebbero potuto servire a renderla irriconoscibile e a eliminare tracce compromettenti, come macchie di sangue. Gli esami di laboratorio che verranno eseguiti nei prossimi giorni presso i laboratori dei Ris di Parma potranno fornire ulteriori dettagli in merito.
Oltre ai pezzi di bicicletta, i carabinieri hanno repertato e sequestrato anche abiti appartenenti a Sangare e monili del tipo indossato dai rapper. Sono stati effettuati rilievi di impronte digitali in vari punti della casa, in particolare sulla finestra che Sangare utilizzava per entrare e uscire dall’abitazione occupata. Gli inquirenti hanno anche cercato possibili tracce del coltello utilizzato per l’omicidio, oltre a eventuali tracce di sangue che potrebbero essere state nascoste o cancellate.
Durante il sopralluogo, è stato impiegato anche il luminol, una sostanza chimica in grado di rilevare la presenza di sangue, anche se quest’ultimo è stato pulito. I vigili del fuoco del comando provinciale di Bergamo sono intervenuti per forzare la porta d’ingresso dell’abitazione, utilizzando piede di porco e piccozza, poiché Sangare non era in possesso delle chiavi.
Non sono stati effettuati controlli nella casa al secondo piano della stessa palazzina, dove risiedono la madre e la sorella di Sangare. Inoltre, durante l’ispezione non sono stati trovati ulteriori coltelli o altre sagome umane come quella sequestrata dai carabinieri poco dopo l’arresto dell’uomo. La sagoma, a quanto pare, veniva utilizzata da Sangare per esercitarsi con i suoi coltelli.
Questo lungo sopralluogo rappresenta un passo significativo nelle indagini, con l’obiettivo di raccogliere prove determinanti per chiarire ulteriormente la dinamica dei fatti e le responsabilità di Sangare.
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