In provincia di Bergamo 9 persone sono morte nei primi otto mesi dell’anno mentre stavano lavorando o si stavano recando al lavoro. Più di uno al mese. Un numero purtroppo consistente, che però, come rileva l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, in termine di incidenza dei gravi infortuni non è tra i più elevati in Italia. E questo a conferma di quanto nel Paese sia ancora alto il tributo di sangue pagato dai lavoratori.
L’indice di incidenza, che calcola i decessi in rapporto al numero degli occupati (che nella provincia di Bergamo sfiorano i 491mila) è infatti di 18.3, un dato che pone la provincia bergamasca al 68esimo in Italia per la pericolosità statisticamente riscontrata da gennaio ad agosto di quest’anno.
Un periodo in cui in Italia si sono registrati complessivamente 680 decessi di lavoratori (173 quelli in itinere), 23 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Con le situazioni più preoccupanti, in base all’incidenza sul totale degli occupati, che si registrano in Valle d’Aosta, Umbria, Trentino Alto Adige, Sicilia, Molise e Calabria. La Lombardia, si colloca nella “zona gialla”, quella dove si registra un indice di incidenza della mortalità intermedia.
Il settore a maggior rischio resta quello delle costruzioni, dove in 8 mesi ci sono state 92 vittime. Una su cinque, rispetto al totale, è di nazionalità straniera.
L’Osservatorio Vega diretto da Mauro Rossato rileva inoltre come continui a crescere anche il numero complessivo di denunce di infortuni sul lavoro, anche non mortali: ad agosto si registra un +0,9% rispetto allo stesso periodo del 2023.
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