L’omicidio di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù, in Valcamonica, non sarebbe mai avvenuto senza la partecipazione attiva di Mirto Milani. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza d’Appello, depositate ieri, che hanno confermato l’ergastolo per lui, la fidanzata Silvia Zani e la sorella di lei Paola Zani. La Corte ha evidenziato come non ci sia stato alcuno sbilanciamento di ruoli tra i tre imputati, respingendo con fermezza la richiesta delle difese di modulare diversamente le responsabilità.
La dinamica del delitto
Laura Ziliani è stata strangolata e sepolta lungo le rive del fiume Oglio, in un omicidio premeditato nei minimi dettagli. Secondo la sentenza, gli imputati hanno agito con consapevolezza e determinazione in ogni fase: prima hanno somministrato benzodiazepine nascoste in alcuni dolci, poi, vedendo che la dose non era sufficiente, l’hanno soffocata e successivamente hanno occultato il corpo, creando un improvvisato sarcofago di malta e acqua, che ha impedito il ritrovamento per mesi.
Le prove raccolte dimostrano che gli imputati avevano studiato online gli effetti di farmaci e veleni e avevano pianificato l’omicidio attirando la vittima nella casa di famiglia con il pretesto di festeggiare la festa della mamma.
Milani figura chiave del delitto
Nelle 72 pagine di motivazioni, i giudici sottolineano il ruolo determinante di Mirto Milani: “Senza il suo consapevole e volontario intervento nulla si sarebbe compiuto”. La sua partecipazione attiva allo strangolamento e alla pianificazione dimostra, secondo la Corte, che il delitto è stato premeditato e condiviso da tutti e tre gli imputati.
Rigettata anche l’ipotesi avanzata dalla difesa che si trattasse di un’azione impulsiva: “Non può ritenersi una decisione di impeto, poiché la scena era già stata disegnata nelle loro menti grazie alla pregressa pianificazione”.
Scuse tardive e non sincere
Nel motivare la condanna, la Corte ha anche bocciato le scuse pronunciate in aula da Milani e Silvia Zani, ritenendole “tardive e prive di sincera resipiscenza”. I giudici hanno sottolineato l’assenza di un reale pentimento, evidenziando che gli imputati non hanno mostrato alcuna attenzione per la sorella mezzana, rimasta sola dopo il delitto.
Gli esperti incaricati di valutare il profilo psicologico degli imputati non hanno riscontrato squilibri mentali tali da giustificare l’omicidio, confermando quindi la piena lucidità della loro scelta criminale.
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