Nuova perizia psichiatrica su Alessia Pifferi: il collegio ha 90 giorni

La Corte d’Appello di Milano avvia nuove valutazioni sulle condizioni mentali della donna condannata per l’omicidio della figlia Diana

Con l’inizio delle nuove operazioni peritali su Alessia Pifferi, si riapre un capitolo delicato e drammatico del processo d’appello per la morte della piccola Diana, lasciata sola in casa per sei giorni nel luglio 2022. La Corte di Assise d’Appello di Milano ha disposto una seconda valutazione psichiatrica per accertare con maggiore precisione le condizioni mentali dell’imputata, già condannata all’ergastolo in primo grado.

Il collegio peritale e i tempi della perizia

Il nuovo accertamento è stato affidato a tre esperti: lo psichiatra Giacomo Francesco Filippini, la neuropsicologa Nadia Bolognini e il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni. I periti, che hanno incontrato Pifferi per la prima volta mercoledì 26 marzo, avranno a disposizione 90 giorni per completare l’analisi. L’obiettivo è stabilire se la donna sia affetta da patologie psichiche o disturbi della personalità, e in caso affermativo, se tali disturbi abbiano inciso sulla sua capacità di intendere e volere.

Nuove figure tecniche a supporto delle parti civili

In parallelo all’attività dei periti nominati dalla Corte, sono stati incaricati nuovi consulenti tecnici anche dalle parti civili, ovvero dalla nonna e dalla zia della piccola Diana. Tra questi figura la criminologa Roberta Bruzzone, chiamata a supportare l’analisi con la sua esperienza in ambito investigativo e comportamentale. A lei si aggiunge lo psichiatra Alberto Caputo, nominato dall’avvocato Emanuele De Mitri, legale dei familiari della bambina, con il compito di monitorare e affiancare i lavori della perizia.

L’accusa e la difesa

Alessia Pifferi è accusata di aver abbandonato la figlia di un anno e mezzo nella propria abitazione, lasciandola sola per sei giorni senza cibo né assistenza, episodio che ha portato alla morte per stenti della bambina. La donna si trova attualmente detenuta nel carcere di Vigevano. Il processo di primo grado aveva già stabilito che fosse capace di intendere e volere, ma la difesa, rappresentata dall’avvocata Alessia Pontenani, ha richiesto ulteriori approfondimenti sul suo stato psichico al momento dei fatti.

Redazione

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