Il commercio di vicinato a Bergamo continua a ridursi e con esso cambia il volto dei quartieri. Dal 2019 al 2025 in città sono scomparse 176 attività commerciali al dettaglio, con una diminuzione del 10,7% delle imprese registrate. Un fenomeno che secondo Confesercenti rappresenta non solo una perdita economica, ma anche una trasformazione del tessuto sociale urbano.
Per affrontare il problema, l’associazione partecipa il 9 e 10 settembre alle Giornate Nazionali dedicate alla raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana dei servizi di prossimità”. L’obiettivo è raggiungere almeno 50 mila sottoscrizioni per permettere alla proposta di arrivare all’esame del Parlamento.
La battaglia riguarda la tutela dei negozi di quartiere, considerati non soltanto luoghi di vendita, ma anche presidi di relazione, sicurezza e servizi per cittadini e comunità locali.
La crisi dei negozi e l’impatto sui territori
Secondo Confesercenti, la progressiva chiusura delle attività fisiche è legata anche alla crescita degli acquisti online e alla concentrazione dei consumi nelle grandi piattaforme digitali.
L’associazione sottolinea come il commercio tradizionale generi ricadute economiche diffuse sul territorio: occupazione, redditi, affitti, servizi professionali, manutenzione degli immobili e maggiore presenza nelle strade dei quartieri.
Il confronto proposto dall’organizzazione evidenzia una differenza nella distribuzione della ricchezza generata dagli acquisti: su 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 euro resterebbero legati al territorio, mentre nella spesa online una quota significativa del valore economico tende a spostarsi lontano dalla comunità dell’acquirente.
A livello nazionale, tra il 2019 e il 2025 avrebbero chiuso oltre 111 mila attività commerciali, con una perdita stimata di ricchezza territoriale superiore ai 16 miliardi di euro. A questo si aggiungono effetti più difficili da misurare economicamente, come la riduzione dei servizi disponibili, il calo della socialità nei quartieri e una minore presenza quotidiana negli spazi urbani.
La proposta delle ZESpro per sostenere il commercio locale
Al centro della proposta di legge ci sono le ZESpro, Zone Economiche Speciali di Prossimità, strumenti pensati per sostenere le attività commerciali nei quartieri, nei centri urbani e nei piccoli comuni.
Il progetto prevede misure come agevolazioni fiscali, sostegni economici e semplificazioni amministrative per aiutare le imprese di prossimità a rimanere competitive.
Secondo Confesercenti, l’obiettivo non è fermare l’evoluzione delle abitudini di consumo, ma creare condizioni più favorevoli per un modello urbano nel quale negozi fisici e strumenti digitali possano convivere.
Antonio Terzi, presidente di Confesercenti Bergamo, ha sottolineato che difendere il commercio locale significa ragionare sul futuro delle città. La chiusura di un’attività, secondo l’associazione, produce infatti conseguenze che vanno oltre il singolo esercizio commerciale.
Dove firmare a Bergamo e provincia
La raccolta firme sarà attiva in diversi punti del territorio. È possibile sottoscrivere la proposta presso la sede di Confesercenti Bergamo in via Guido Galli 8 fino alla conclusione della campagna.
Sono inoltre previsti banchetti e appuntamenti in occasione di alcuni mercati ed eventi locali:
- il 9 settembre al mercato di Lecco, dalle 9 alle 12;
- il 10 settembre al mercato di Dalmine, dalle 9 alle 12;
- il 14 settembre al mercato di Clusone;
- il 20 settembre in Borgo Palazzo durante la festa del borgo;
- il 25 settembre allo Street Food di Treviglio.
La firma sarà disponibile anche online fino alla fine di ottobre attraverso la piattaforma dedicata del Ministero della Giustizia.
I numeri del commercio a Bergamo e provincia
I dati elaborati da Confesercenti evidenziano un calo significativo anche sul territorio bergamasco. Nel capoluogo, le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 1.645 nel 2019 a 1.469 nel 2025, con una riduzione di 176 attività e una perdita stimata di ricchezza sul territorio pari a 26 milioni di euro.
La situazione risulta ancora più ampia considerando l’intera provincia: nello stesso periodo sono venute meno 1.266 imprese commerciali, pari a una diminuzione del 12,8%, con una perdita economica stimata di circa 190 milioni di euro.
Per Confesercenti questi dati mostrano la necessità di interventi pubblici capaci di sostenere i negozi di quartiere e preservare il ruolo sociale del commercio di prossimità.
La raccolta firme rappresenta quindi un tentativo di portare il tema della rigenerazione commerciale al centro del dibattito nazionale, con l’obiettivo di mantenere vivi i quartieri e garantire servizi facilmente accessibili ai cittadini.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.